Ciao Carmine, portiere della mia vita

Il nostro ascensore
il penultimo “guasto”

Non avrei mai creduto di scrivere di te, per tali circostanze. Mai.

Quello che è successo la settimana scorsa è talmente impensabile che ancora oggi mi sembra si tratti solo di un grande, macabro scherzo.

Leggendo in giro, però, maldestri tuoi ritratti, politicamente corretti, e ancor più corrotti politicamente, ho sentito il bisogno di buttare giù qualcosa. Perché i ricordi di una vita non possono certo precipitare giù così, in uno sgambetto del Destino (ancora oggi dalla dinamica incomprensibile) e perdersi in un assurdo incidente sul lavoro.

Caro Carmine, sei stato molto più di un portiere di un palazzo, quello dove sono nato e cresciuto per più di 30 anni. Sei stato un autentico parente. Stretto. Tanto che ai miei figli, con cui mai evitavi di giocare e scherzare, ti facevo sempre salutare come “lo zio Carmine”.

Perché i parenti non te li scegli. Ti capitano. Poi magari ne preferisci alcuni. E con te fu praticamente naturale. Non c’è stato giorno o sera in cui ti incrociassi, senza una battuta, un’analisi sociale, un commento di cronaca, di politica, una previsione meteo o una freddura esistenziale. Non c’era scampo. Appena passavo, sapevo che avrei speso qualche minuto con te.

Avevo circa 12 anni quando sei apparso lì sotto, nel severo androne buio del palazzo un po’ decadente, che all’epoca mi ricordava quello di Blade Runner (dove viveva JF Sebastian con i suoi giocattoli). Piazza dei Santi Apostoli era sempre bellissima, elegante salotto, ma già folle ostaggio dei comizi.

Non avevi ancora nemmeno la guardiola. Quella che era stata anche la casa di Dino, Prima e Liliana. Ti avevano piazzato in un angolo umido, dove partivano le scale di servizio, proprio accanto all’ascensore.

Eri un di incrocio tra Totò e Sylvester Stallone. Ironico, generoso, coraggioso. In grado di resistere alle tipiche scaramucce tra condomini, in effetti per molti anni pochi e sparuti, quasi amici, nel grande edificio semi deserto, con l’alto portone pesante a protezione del maniero. Senza nemmeno il citofono. Quello arrivò solo decenni dopo.

Ovviamente offristi da subito la tua preziosa competenza su tutto. La retorica con cui celebrano adesso la tua scomparsa ti farebbe ridere, ne sono sicuro. Eri tutto, Carmine, fuorché umile o semplice.

Perché eri un tuttologo.

Non c’era argomento od entità che ti mettesse a disagio. Venivi dalla Terra dell’Arguzia e dello Scetticismo. Rocchetta Sant’Antonio, un piccolo paese in provincia di Foggia. Ricordo come anticipavi le domande dei miei esami, ridimensionando le mie ansie. Nulla ti stupiva, e nessuno “ti sfuggiva” nel passaggio per l’androne.

Eri molto più incisivo di quei “dicaaa” che risuonano strascicati e caustici in ogni portone e cortile romano, poco dopo che, varcata una soglia, invano si cerca di capire da che parte andare. Forse eri troppo investigativo, ma faceva parte del tuo ruolo. A cui tenevi molto.

Del resto, come scritto, hai fatto a tempo a conoscere e frequentare una Roma del centro storico molto diversa rispetto a quella attuale. Più isolata e residenziale, fatta di piccoli negozi ed artigiani. Nobili decaduti e frati. Cittadini e famiglie. Molti meno turisti. Molti meno politici o servili entourage della Casta. Zero uffici. Pochissimi pacchi da consegnare. Nessun NCC con cui litigare.

L’assenza del citofono, poi, costringeva ad un filtraggio autentico. Tu eri il vero Mastro di Chiavi del Palazzo. Ne conoscevi i meandri ed i tortuosi labirinti che mi permettevano (accompagnato da te) di recuperare palloni fatti in casa col nastro isolante finiti su tetti e terrazzi abbandonati. Scavalcavamo insieme cornicioni e comignoli, godendoci l’isolamento dei supereroi capitolini. Quando ancora non c’erano gabbiani e paraboliche, ma solo rondoni e antenne storte a graffiare le tegole sul tetto del Mondo.

Perché il Centro non era “alla moda”. Anzi. 

Era tutto più un arrangiarsi. Da soli. E tu in questa arte molto italiana eccellevi. Conoscevi rudimenti d’idraulica e meccanica, elettricità e falegnameria, che ti permettevano di riparare un po’ di tutto o quanto meno di tentare. Non ti perdevi mai d’animo. Al caldo o al freddo, trovavi sempre una soluzione. Magari ti lamentavi un po’, sempre rispettando le consegne, ma tutto sommato sapevi che avresti provato a risolvere da solo. Eri fissato con l’igiene, ed esageravi col profumo. Ma il nostro androne non è mai stato disordinato. Né le scale sporche.

Fu merito tuo se arrivarono le robuste maniglie che ancora oggi usiamo per tirare e accompagnare il gigantesco portone (per anni, nel chiudere, ci tiravamo dietro i fregi lucidandone gli antichi ottoni). Più recentemente, fu sempre tua fu l’idea di mettere una molla per far richiudere automaticamente la stessa grande anta, che troppo spesso rimaneva pericolosamente aperta durante la tua assenza.

Tua la proposta di rendere più utile l’uscita di servizio, e permettere (come solo esclusivamente facevi con i tuoi fedelissimi) di uscire ed entrare dal retro durante le manifestazioni che occupavano la piazza.

Già, le manifestazioni. Per cui prefetti e commissari erano di casa. Eri fin troppo solerte nell’avvertirci ad ogni ostacolo all’orizzonte. Nella piazza dei comizi, t’informavi prima di tutti e subito ci cercavi, per impedire che ci “portassero via la macchina”. Perché sapevi che lo avrebbero fatto, e preferivi allertarci al mattino. Se non giorni prima. Consapevole che sarebbe stato un disagio enorme, ci mettevi in guardia. Proprio come un parente affettuoso.

Ti sei battuto con me per la richiesta delle rastrelliere per le biciclette. Per anni abbiamo discusso dell’antenna centralizzata, poi presa e custodita invano mentre si sperava prendesse il posto della ferraglia sui tetti. Hai litigato fino alla fine con tutti per la raccolta differenziata e per il passaggio ad minchiam dell’AMA.

Ma soprattutto. Hai combattuto come Don Chisciotte contro i mulini a vento degli uffici, per difendere il nostro vetusto ascensore. Un’anziana e scorbutica, perfino piú di te, elegante cabina in legno e specchi. Certamente non progettata (sebbene avveniristica per la fine del Grande Secolo) per ospitare fiumane d’impiegati.

Perché è questo che ti ha ucciso, occorre dirlo chiaramente: l’abuso scriteriato di un mezzo non adatto al trasporto di tante persone. Quel vecchio ascensore non era predisposto. Chi lo conosceva da tempo lo aveva fatto presente nelle inutili riunioni condominiali, ma ovviamente non era stato ascoltato.

“Mandiamoli a piedi, lasciamo le chiavi ai residenti”. Figurarsi. Chi ha speculato su quei locali non ha intenzione di fare un passo indietro.

Negli ultimi anni infatti il palazzo è divenuto sede (sempre in affitto) di uffici e banche. La solita fissa moderna di piazzare targhe d’ottone in zone di “prestigio”. Quando certi palazzi erano stati costruiti per famiglie. Folle pretendere di far salire e scendere decine e decine d’impiegati. Dalla mattina alla sera. Come se fossimo all’EUR.

Nel vecchio ascensore siamo rimasti bloccati un po’ tutti. Da Alain Elkann a Francesco Rutelli. Ma nei primi tempi bastava un’urlo che risaliva dalla tromba, ed una volta avvertito, tu riuscivi a muovere manualmente la cabina (da sotto il piano terra, non certo in mezzo alla tromba, dove sei caduto!) fino ad una porta al piano per far saltar fuori il malcapitato di turno.

Prima furono i politici.

Ora scrivono “portiere dell’Ulivo”. Perché ti sei sorbito anche il passaggio di tanta politica italiana. Riunioni e campagne elettorali. Bandiere (?) appese ad un palazzo che al massimo era locatore della neoaristocrazia che si promuove “democratica”. Prodi, Parisi (presente alla Messa in tuo onore), Di Pietro, Veltroni. Quanti ne hai visti passare, sempre col tuo stile di complice superiorità.

Nessuno ti illudeva. Sapevi che erano passeggeri. Poi sono arrivati gli uffici. Via vai di gente stanca e nervosa, con cui tu litigavi spesso, per chiedere rispetto e non riceverlo. Anche a difesa degli anziani condomini.

Il paradosso spietato è che tu sei stato il sacrificio simbolo di tale triste involuzione del palazzo. Proprio tu che ti prendevi cura di lui come un padre. Sento che aleggerai per sempre come fantasma dell’ascensore, e spero che in qualche modo chi abbia lo abbia vandalizzato, anche solo verbalmente, ora tema nel riusarlo. Spero che chi ti insultava o dileggiava quotidianamente ora si penta. Ma poi che importa? Cosa ne sanno di te?

Mi manchi molto Carmine.

Ma so anche che stai sorridendo, e schernendo il nostro buffo agitarci per la tragedia.

Ti voglio bene

A presto

 

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L’Hotel Hassler fa 125 anni. Ecco la festa.

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Un gioco di luci sotto un cielo stellato, mentre turisti e cittadini con il naso all’insù attendevano in trepidante attesa l’arrivo di vip, politici e star del piccolo e grande schermo.

L’Hassler, lo storico albergo che tutto il mondo ci invidia ieri sera ha dato spettacolo, per festeggiare un compleanno unico e un evento speciale. Per il brand di Trinità dei Monti era, infatti, il momento di spegnere le sue prime 125 candeline…

(continua a leggere su VistaMondo

Può un Agriturismo essere Gourmet? Tutto è possibile per lo Chef Josè Amici al Monte Due Torri.

Esclusiva, elegante, romantica. Questa l’atmosfera che si respira nella Cantina dell’Agrigourmet Monte Due Torri dello Chef Josè Amici a Genzano di Roma, nel cuore dei Castelli Romani.

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photo credit Andrea Comisi © Photograrc

 

L’esperienza, perché quando si parla di alta cucina la si esperisce, non la si assaggia o la si mangia, si svolge tutta nell’ambiente raccolto e più caratteristico del Monte Due Torri, la cantina circolare: una cisterna romana restaurata che con una cupola pantheonica, crea un ambiente raccolto, intimo e centripeto, in cui odori, sapori e profumi si uniscono in un mulinello di sensazioni. L’acustica dello spazio sferico favorisce lo scambio di idee e di commenti di enogastronomia tecnica tra tutti i commensali del grande tavolo.

L’ambiente complessivo della cantina è molto curato: siamo in una antica cisterna romana, lo spazio è comandato dagli archi in opus listatum che delimitano gli ambienti ed aprono splendide finestre sui tavoli. In tutti gli spazi la luce è soffice, invita ogni ospite al proprio momento di relax in perfetto stile country-elegant contemporaneo, tra vetrine con antichi attrezzi per la spremitura dell’olio, la cantina con i vini del Lazio ancora nuova e poco polverosa, e le lampade Arco sui tavoli più piccoli. Lo spazio in totale accoglie un massimo di 12 ospiti.

Monte 2 Torri Gourmet
photo credit Andrea Comisi © Photograrc

L’accoglienza a base di bollicine laziali, è servita dal giovane ed elegante personale di sala, che introduce alla prima sorpresa dello chef Amici: i fermaposto sui tavoli prendono vita e diventano crackers di basilico e polvere di pomodoro, ispirati ai tagli nelle tele di Fontana, mentre grissini lunghissimi, inarcati verso l’ospite come canne da pesca, catturano ogni tipo di acquolina.

Press Dinner Menù Monte 2 Torri
photo credit Andrea Comisi © photograrc

Già dall’antipasto ci si ritrova catapultati in un’esperienza sensoriale. Si comincia con un omaggio ai colori e ai sapori nazionali: gnocco e panzerotto si schierano al fianco di soffici nuvolette di riso tricolori, il tutto arricchito da gocce di maionese biologica. Segue un colorato Gambero di fiume panzanella e burrata, un piatto che insegna ai palati le diverse consistenze delle sue materie prime.

Gnocco & Panzerotto
photo credit Andrea Comisi © photograrc
Antipasto Tricolore
photo credit Andrea Comisi © photograrc

La seconda sorpresa è servita dal sommelier insieme a tutto il personale: entrano in sala per riempire l’ambiente di un profumo magico di pane di Genzano, servito a tavola in due tipologie di paninetti, per poter degustare e accompagnare l’olio della casa. L’incertezza è breve, l’olio si degusta, ma la scarpetta si assapora.

Il primo arriva come una composizione minimale di colori su piatto nero, è il Raviolo di baccalà e ‘nduja, un omaggio al pittore Hans Hoffman. Lo chef ha una passione molto chiara e realizza creazioni, ma piatti di arte contemporanea.

 

Con il secondo, il Piccione frollato in fieno di camomilla, peperoni con idromiele e fondo caccia, lo chef sfodera le sue migliori cartucce, servendo il suo piatto forte. Una carne delicata e dal sapore veramente preciso, distinto, incapace allo stesso tempo di coprire il resto. Un piatto dalle precise gerarchie, una sensazione per il palato davvero sorprendente.

Piccione frollato

Il dolce è un capolavoro di artigianato, il Simposio dello Chef, il quale sul finale, entra in sala per le presentazioni e per completare la sua scultura culinaria, aggiungendo al piatto dei lamponi fucsia in azoto liquido. Fuochi d’artificio nella testa, caldo e freddo, croccante e morbido, la granella di pistacchio con la polvere di cioccolato. Un’esperienza, un piccolo viaggio. Davvero.

Simposio dello Chef

La buonanotte viene servita anche lei dallo chef, che ci saluta sotto gli archi di mattoncini rossi, regalandoci l’ultima sorpresa: un cartoccio con un krapfen caldo, per poter accompagnare anche la colazione del giorno dopo e rendere l’esperienza davvero indimenticabile.

Contatti:

CANTINA “MONTE DUE TORRI GOURMET”

Via Montegiove Nuovo, 77, 00045
Genzano di Roma (RM)

+39 / 069363276

 info@monte2torrigourmet.it

 

Roma in autunno: comincia lo spettacolo

Da romano “romantico” posso permettermi il pretenzioso ardire di affermare che i mesi più belli per visitare a Roma sono quelli autunnali. Ottobre è il Re dei tre.

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Non si schiatta più dal caldo, senza però dover rimettere cappotti e piumini. La pioggia verrà a salutarvi ma sarà anche più bella Roma, subito dopo, bagnata ed argentata come una principessa al debutto. Le giornate sono abbastanza lunghe ma i tramonti di fuoco arrivano prima ed incendiano gli orizzonti unici della Capitale.

Il primo consiglio da dare è proprio quello di inseguire i panorami romani. Salite su tutte le terrazze e i roof garden. Arrampicatevi su #RomaVerticale.

Roma sui tetti è magica. Perché restare “al livello” degli ultimi piani, permette di osservare in maniera privilegiata i ricami delle cupole, dei monumenti, delle colonne e dei profili degli edifici che si alternano e s’inseguono come in un quadro: un’opera d’arte dal vivo. Qui sotto solo l’ultimo esempio, di una nostra recentissima ascesa.

Inoltre, ovunque saliate, da dovunque vi affacciate, scoprirete una prospettiva diversa. Una #RomaIneguale, come piace chiamarla a noi di RomaOra.it.

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L’aperitivo comunque lo potrete fare poco dopo, anche per la strada, che poi è molto più tradizionale e frequentato, mentre se siete perfino più sentimentali, raggiungete pure i “point of view” più celebri di Roma, come la Terrazza del Pincio, il Gianicolo, il Giardino degli Aranci, L’Osservatorio a Monte Mario, Trinità dei Monti, i Mercati Traianei.. E la Terrazza dell’Angelo a Castel Sant’Angelo (lirismo in tutti i sensi, avete presente La Tosca?).

Castel Sant Angelo

Se siete invece più estremi e volete provare kantiane sensazioni di “sublime visione”, salite ancora più in alto. In assoluto il posto più “verticale” ed impressionante sotto questo aspetto, è diventato l’Altare della Patria, monumento spesso criticato per la sua invadenza fuori luogo nel cuore di Roma.

Da quando però ha aperto gli ascensori panoramici, dopo mille polemiche, il Vittoriano permette una vista mozzafiato proprio al centro della città. Se soffrite di vertigini (circa 70 metri di vuoto sotto di voi) meglio evitare.

L’altro punto ideale per godere di una visione davvero unica di Roma è dalla cima del Cupolone. San Pietro. Dicono che sia una leggenda metropolitana il fatto che il Vaticano (finché dominò Roma) impedisse costruzioni vicine più alte, fatto che sta che i 132 metri della Cupola più famosa del mondo si notano praticamente ovunque da Roma. Così vale alla rovescia. Da lassù, sempre che non siate in troppi, potrete sentirvi veramente l’occhio di Dio.

Tornando a terra, fra peccatori e pellegrini, non voglio rovesciarvi addosso il solito elenco di mostre e musei dove sprecare la freschezza della vostra permanenza romana. Tanto tra chiese, palazzi e monumenti vi verrà presto la sindrome di Goethe. Che non esiste. L’ho appena inventata.

 Praticamente, dopo diversi chilometri di erudizione e ammirazione, avrete voglia di sdraiarvi sulle rovine. Per dormire, fingendo contemplazione.

Goethe a Roma

Ricordatevi di mantenere una posa fieramente intellettuale ed un tantino ellenica mentre vi riposate. E già che ci siete, fateci una capatina alla sua casa romana.

Mi limiterò ad una sola mostra del momento che sta facendo un bel “baccano”. Si tratta di una immersione multimediale negli Impressionisti a Palazzo degli Esami, edificio che potrebbe a breve diventare l’ennesimo albergone di lusso inutile. Quindi anche per questo spicciatevi 

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Se preferite altro non avete che l’imbarazzo della scelta, oltre ovviamente a salutare i grandi classici da visitare, cominciando dai Musei Capitolini per provare a capire meglio chi fossero questi Antichi Romani. Di cui purtroppo abbiamo ereditato solo la vena sarcastico ludico oziosa.

Per rifarvi di ossigeno e ottimismo, però, voglio suggerire un posto magico, ancora abbastanza segreto a Roma. Soprattutto per il turismo di massa.

Si tratta dell’Orto Botanico.

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 Un giardino incantato in una posizione unica. Sopra Trastevere. Sotto al Gianicolo. 

Si entra da via della Lungara verso Largo Cristina di Svezia. La sede è adiacente al Palazzo Riario-Corsini di cui riflette l’assetto del giardino storico, dal 1883. E’ uno dei Musei del Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università di Roma. Si estende su una superficie di circa 12 ha, occupando parte dell’area archeologica denominata Horti Getae costituita, in antico, dalle terme di Settimio Severo.

Ad Ottobre comincia a tingersi di giallo e di rosso in alcune zone, anche perché custodisce piante orientali incredibili, con scenari del tutto impensabili a Roma, che invece potrete “spiare” sempre all’orizzonte. A Novembre poi l’esplosione del #foliage.

E suggerisco anche di fermarvi per un pic-nic “organizzato” da quelli di Vivi Bistrot. Non sempre impeccabile, ma sicuramente una comodità, perché non dovrete portarvi nulla.

Restando sul tema, la scelta del ristorante non sarà facile. Ve lo dico subito. L’unica certezza settembrina è che avrete l’opportunità (ma a Roma capita quasi tutto l’anno) di decidere se mangiare all’aperto o al chiuso.  

Segnalo al volo il primo che mi viene in mente, per evitare ogni rischio di “marchetta”, un angolo delizioso come quello de Il Bacaro, ristorantino poco economico ma (almeno una volta) veramente notevole, nascosto tra Pantheon e piazza Navona, dove v’innamorerete anche se ci mangiate da soli. Magari di un passante. O di voi stessi, come direbbe Oscar Wilde. Senz’altro di Roma.

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L’unica certezza di voto: Nathalie Naim

Perché dobbiamo (e come) votare Nathalie Naim al Municipio I

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Molti mi hanno chiesto se stessi facendo campagna elettorale in questa tornata e la risposta è sì. Fra i miei mille lavori spesso ho collaborato (come adesso) con i comitati. Da professionista, ovviamente.

Ecco perché ci tengo a dire che tale “promozione” per Nathalie Naim è invece figlia solo della stima e dell’affetto che nutro ormai per tale vera e propria paladina del mio Municipio. L’enorme Municipio I. Zero marchette. Solo rispetto totale.

Non è nemmeno facile aiutarla, a dirla tutta, perché la sua serietà la porta sempre a rimanere dietro le luci della ribalta. Con il suo stile sobrio ed impegnato a far emergere i fatti, più che le polemiche.

Se fosse per il sottoscritto, l’avrei già candidata sindaco. Ma lei è così. Resta al suo posto nonostante il grande spazio sotto i riflettori che ha conquistato grazie al suo coraggio ed alla sua tenacia.

Tutti saprete di come la giovane consigliera abbia infuocato questa campagna elettorale per il grottesco scivolone del PD e di Giachetti nei suo confronti.

Nelle ultime settimane sono intervenuti in sua difesa Saviano, Sergio Rizzo e Travaglio, tanto per citare tre nomi. Roba che i candidati sindaci possono solo sognare.

Perfino Roma Fa Schifo, per parlare di blogosfera, si è fatta sentire. E chi conosce gli interlocutori, capisce quanta stima riesca Nathalie a ricevere da ogni latitudine.

Per fortuna la Naim è stata “salvata” grazie al pronto intervento dei Radicali, eredi di quel Pannella che ora tutti si ricordano di omaggiare. Riccardo Magi ha fatto scacco matto (lo slogan peró non va bene: “tutta un’altra storia” ? E’ proprio la storia di Nathalie a darci la garanzia che aneliamo in questo marasma!).

Così possiamo votare la nostra “pasionaria”. Ecco come.

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Ma perché amiamo tanto Nathalie? Perché soprattutto ci fidiamo ciecamente di lei?

La Naim combatte da anni, praticamente da sola, una vera battaglia in difesa di Roma, della sua bellezza, del suo patrimonio e delle sue tradizioni. I cittadini hanno imparato a conoscerla e seguirla, mentre ovviamente si è fatta nemici sempre più aggressivi e pericolosi. Spesso, quest’ultimi molto legati a lobbies che decidono sul serio sulle sorti della nostra povera e maltrattata città, avviata da anni in un vertiginoso gioco speculativo al massacro. 

Non starò qui a farvi l’elenco degli interventi e delle vittorie sul campo, per la strada, sui sampietrini sconnessi nella pancia di Roma, che Nathalie ha ottenuto. Vi rimando al suo profilo facebook per farvi solo una pallida idea. Scorretelo. Studiate. Come fa lei che ne sa sempre più di tutti. Su Youtube ho trovato recentemente questo video, ma su Google potete sbizzarrirvi. Potete passarci le notti a leggere delle sue imprese. Ritroverete anche una mia intervista, del 2013.

Posso solo aggiungere che ho avuto la fortuna di ritrovarmi al suo fianco (oltre alla battaglia contro gli insopportabili camion bar) nel nostro sogno comune di vedere più alberi al centro, in particolare a Piazza San Silvestro. Ho potuto apprezzare da vicino le sue doti di preparazione, pazienza e capacità nel difendere e proporre un progetto. Mentre il sottoscritto si fa spesso prendere dall’ira o dalla rassegnazione. E grazie a Nathalie eravamo arrivati vicinissimi al traguardo. Poi Marino è stato dimesso

Chiudo (poi inserisco le dichiarazioni stesse di Nathalie) con la mia risposta consueta di questi giorni alla domanda:

“Chi voti a Roma?”

“Il sindaco ancora non lo so, l’unica certezza è Nathalie Naim al Municipio I Centro”

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CHI SONO

Mi chiamo Nathalie NAIN, sono nata a Roma e risiedo nel Centro Storico. Dal 2008 sono Consigliere del 1°Municipio impegnandomi a tempo pieno a fianco dei cittadini contro il degrado e a favore della legalità.

OGNI PARTE DEL CENTRO DI ROMA,BENE COMUNE, E‘ UN VALORE ESSENZIALE

l) i residenti, di tutte le età e condizione sociale sono indispensabili alla vitalità del territorio e devono ritornare al centro dell’interesse;

2) il tessuto storico composto da artigiani, piccoli negozi a servizi, di cui è in atto lo stravolgimento, va mantenuto invece nella sua varietà e peculiarità perché, oltre a costituire un valore identitario, è indispensabile alle esigenze dei residenti ed e attrattivo per un turismo sostenibile o di qualità;

3) il paesaggio, i monumenti, le aree archeologiche, i giardini storici vanno difesi a ogni costo, poiché patrimonio mondiale;

Occorre tutelare quindi ognuno di questi valori, anche attraverso specifiche norme, garantire servizi che funzionino, un ambiente decoroso, vivibile e sicuro. Il nostro municipio è preso d’assalto da tanti interessi,

anche illeciti. In questa situazione l’esperienza, la conoscenza di norme e meccanismi dell’amministrazione comunale che ho maturato negli anni, sono necessari per salvaguardare questo bene comune.

ALCUNE BATTAGLIE INTRAPRESE, ANCHE INSIEME AI CITTADINI E ASSOCIAZIONI

– Quella del DECORO urbano a cui ho contribuito, ha avuto come esito lo spostamento dall’Area Archeologica Centrale e dal Tridente di circa 70 camion bar e bancarelle ed e costata una denuncia all’ex sindaco e alla sottoscritta da parte di 25 operatori. Questo e tanti altri risultati, ottenuti con un impegno costante, vanno mantenuti ed estesi ad altri siti di pregio.

– Abbiamo ottenuto la predisposizione di norme, che mi impegno a fare approvare, perf renare l’INVASIONE DI MINIMARKET o di FOOD E DRINK.

– IL VERDE URBANO è ora maggiormente protetto nel nuovo regolamento comunale per gli scavi, grazie all’inserimento di specifiche prescrizioni, frutto di un mio emendamento. Abbiamo liberato alcuni parchi storici da usi impropri e dannosi e salvaguardato o messo a dimora numerosi alberi.

–  Per favorire la MOBILITA’ SOSTENIBILE abbiamo realizzato percorsi protetti per i pedoni; mi sono opposta all’invasione dei bus turistici e chiederò il ripristino e l’estensione delle linee di navette elettriche.

– Ho a cuore IL RISPETTO DELLE REGOLE per LA TUTELA DEI DIRITTI DEI CITTADINI E DEL PATRIMONIO PUBBLICO. Per questo chiedo il controllo del territorio, oggi quasi inesistente, e la costruzione di un sistema efficace di contrasto all’illegalità.

 

De Russie con amore

Perché è l’hotel più affascinante di Roma? Ecco il suo segreto. 

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Qualche sera fa ho avuto l’onore di visitare le “nuove” suite dell’Hotel De Russie a via del Babuino. La Popolo Suite e la Picasso Suite, completamente rinnovate per offrire nuovi agi all’esigente clientela internazionale dell’iconico 5 stelle.
In effetti anche la parola “suite” non riesce a contenere la grande bellezza dei locali, perché si tratta di veri e propri appartamenti curati nei minimi dettagli. Sofisticati, eleganti, lussuosi. Con viste mozzafiato e pregni di Arte e di Storia.
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Dopo aver passeggiato, insieme ad Olga Polizzi, Director of Design del Gruppo Rocco Forte Hotels, ci è stato offerto quindi un delizioso quanto sontuoso cocktail inaugurale sulla terrazza privata (239 mq) della Suite Nijinsky, la presidenziale per eccellenza.
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Ora è fin troppo semplice ricamare complimenti e sperticarmi in lodi, grondanti ammirazione e condite da quell’ingrediente naturale di sana invidia per chi si può permettere certi lussi senza badare a spese.
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Non lo farò. Anzi vi proverò a spiegare perché l’Hotel De Russie si è conquistato probabilmente il podio più alto fra gli alberghi di Roma.
Il suo segreto è la sua capacità di colpire al cuore.
E in questo senso si perde anche l’affatto sottile linea delle classi sociali e del peso economico. Perché alla fine chiunque entri anche per poco al De Russie, finirà per innamorarsi. Di due occhi meravigliosi, di una trasgressione riservata, di un profumo internazionale, di un investimento proibitivo o semplicemente di uno scorcio, di un panorama romano segreto. Unico.
Basterà un riflesso in una finestra, in una porta. Un brindisi e un brivido tra le fronde scure del Pincio e la pancia piena di piazza del Popolo. Tra la raffinatezza estrema e i sampietrini sconnessi. Come in un viaggio a bordo di una nave che attraversa il mondo, per approdare sempre qui. A Roma. E dove altrimenti?
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La finestra di Pablo

 

Per ricordare Fukushima

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a cura di Lucilla La Puma

Sono passati 5 anni dall’incidente nucleare di Fukushima e il giornalista Pio d’Emilia coglie questa ricorrenza per ricordarci con un documento di grande valore storico-giornalistico come andarono veramente le cose. Lui che in quei giorni si trovava in Giappone e questa catastrofe l’ha vissuto in prima persona.

Presentato in anteprima lunedì scorso al Maxxi di Roma alla presenza dell’ex premier Naoto Kan, andrà in onda  stasera alle 21 su Skytg24 il film documentario “Fukushima, a nuclear story”, per la regia di Matteo Gagliardi,  ispirato proprio dalla cronaca che il giornalista fa di quei terribili giorni nel suo libro “Tsunami Nucleare”.

Commovente eppure sempre asciutto, Pio d’Emilia decide con coraggio e grande senso di responsabilità di raggiungere e attraversare con vari mezzi, e non senza difficoltà, le terre colpite dal terremoto, dallo tzunami e dall’invisibile minaccia delle radiazioni, non trascurando mai l’umanità ferita, ma piena di dignità, che incontra sul suo cammino. E così, andando oltre il confine dell’invalicabile (la zona proibita), arriva fin dentro la centrale nucleare, fin “dentro” quel meltdown taciuto per troppo tempo, fin dentro la verità.

Un film che ci riporta indietro con la memoria a quei giorni e ad altre tragedie nucleari, ma che vuole interrogarsi sul passato per riflettere sulle scelte del futuro. Da quella tragedia in poi il Giappone  è apparso al mondo più vulnerabile si ma per questo anche più vicino.

RoMeteo: la danza della pioggia

Mai come quando fa tanto caldo il meteo diventa cosí interessante per il sottoscritto… Ecco una breve sequenza fotografica del rapporto morboso tra clima, temperatura ed app fotografiche di due giorni romani. Tra Mercoledì e Giovedì dell’ultima settimana.

Mercoledì 22 Luglio 2015 – ore 14.15
Mercoledì 22 Luglio 2015 – ore 16.35
Mercoledì 22 Luglio 2015 – ore 19.04
Mercoledì 22 Luglio 2015 – ore 20.14
Giovedì 23 Luglio 2015 – ore 18.43
Giovedì 23 Luglio 2015 – ore 18.46
Giovedì 23 Luglio 2015 – ore 20.20

Frecce Tricolori su Roma: 17 Marzo 2015 Unità d’Italia

Ecco il passaggio della PAN in un cielo piovoso di Roma, in occasione dell’anniversario dell’Unità d’Italia, che celebra il 17 marzo 1861, quando fu proclamata ufficialmente la nascita del Regno d’Italia. Finalmente unita.

Buongiorno Roma!

Sul Tetto del Mondo
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