Roma coi fiocchi per Natale: torna The Biggest Bow

Un progetto natalizio che torna ancora una volta e punta sull’urban art: con The Biggest Bow due capolavori dell’architettura romana sono stati addobbati con enormi fiocchi rossi

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Due enormi fiocchi rossi a impacchettare altrettanti cadeaux speciali, che non troveremo sotto l’albero ma in giro per la Capitale. Tra i tanti capolavori dell’architettura storica e contemporanea di Roma, infatti, spiccano il Centro Direzionale Argonauta, (tra i principali edifici a efficienze energetica d’Europa) e le torri Lafuente che per l’occasione appaiono ricoperti da un nastro luminoso che culmina in un gigantesco nodo a ricordare il Natale. 

Architettura contemporanea, sostenibilità e urban art

Il progetto The Biggest Bow è un gradito ritorno: la sua una doppia installazione nasconde anche una novità che tiene alto il valore della sostenibilità. Il Centro Direzionane Argonauta, nello specifico, ospitando ogni giorno fino a 5mila persone, potrebbe diventare un hub della creatività con strutture indoor e outdoor ispirate a un’idea di condivisione dello spazio. Oggi è uno dei principali edifici ad efficienza energetica d’Europa e il primo dell’area di Roma Capitale, grazie al restauro a cura dell’Agenzia di Architettura guidata da Isabelle M. Rizk che ha da poco portato 657 pannelli solari con una produzione annua di 137.62 MW, a cui si somma l’impianto fotovoltaico sulle pensiline, di 365 kWp distribuito su di una superficie di 2.176,70mq, per una produzione annua di 484.472 kWh. I due impianti generano insieme 622.092 kWh annui, interamente a servizio dell’edificio. Il risparmio in termini di CO2 è stimato in circa 170 tonnellate per anno.

The Biggest Bow: l’iniziativa

I fiocchi color rosso fuoco, adorneranno i due palazzi per tutto il periodo festivo e a commissionare il progetto è Valle Giulia Real Estate, proprietaria degli edifici, mentre l’ideazione si deve a Thirtyone Design, fondata nel 2015 da Claudia Campone e la realizzazione, per il terzo anno consecutivo, a Fly In, azienda italiana leader nel settore dei gonfiabili con il supporto di Tecnostyle. Il Centro direzionale Argonauta, si trova in zona Ostiense, e le torri Lafuente a Parco de’ Medici, visibili dall’autostrada Roma-Fiumicino, capolavoro dell’architettura del Novecento firmato da Julio Lafuente e Gaetano Rebecchini alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. I decori natalizi, sono illuminati internamente in modo da essere visibili anche la notte e sono posti sulle facciate degli edifici. Nelle torri Lafuente, l’installazione si arricchisce anche di un grande rocchetto di nastro rosso con un paio di forbici, come se un gigante le avesse lasciate lì con l’intenzione di tornare a finire la decorazione. Un modo scenografico e ironico per celebrare il periodo in arrivo.

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Roma in autunno: comincia lo spettacolo

Da romano “romantico” posso permettermi il pretenzioso ardire di affermare che i mesi più belli per visitare a Roma sono quelli autunnali. Ottobre è il Re dei tre.

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Non si schiatta più dal caldo, senza però dover rimettere cappotti e piumini. La pioggia verrà a salutarvi ma sarà anche più bella Roma, subito dopo, bagnata ed argentata come una principessa al debutto. Le giornate sono abbastanza lunghe ma i tramonti di fuoco arrivano prima ed incendiano gli orizzonti unici della Capitale.

Il primo consiglio da dare è proprio quello di inseguire i panorami romani. Salite su tutte le terrazze e i roof garden. Arrampicatevi su #RomaVerticale.

Roma sui tetti è magica. Perché restare “al livello” degli ultimi piani, permette di osservare in maniera privilegiata i ricami delle cupole, dei monumenti, delle colonne e dei profili degli edifici che si alternano e s’inseguono come in un quadro: un’opera d’arte dal vivo. Qui sotto solo l’ultimo esempio, di una nostra recentissima ascesa.

Inoltre, ovunque saliate, da dovunque vi affacciate, scoprirete una prospettiva diversa. Una #RomaIneguale, come piace chiamarla a noi di RomaOra.it.

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L’aperitivo comunque lo potrete fare poco dopo, anche per la strada, che poi è molto più tradizionale e frequentato, mentre se siete perfino più sentimentali, raggiungete pure i “point of view” più celebri di Roma, come la Terrazza del Pincio, il Gianicolo, il Giardino degli Aranci, L’Osservatorio a Monte Mario, Trinità dei Monti, i Mercati Traianei.. E la Terrazza dell’Angelo a Castel Sant’Angelo (lirismo in tutti i sensi, avete presente La Tosca?).

Castel Sant Angelo

Se siete invece più estremi e volete provare kantiane sensazioni di “sublime visione”, salite ancora più in alto. In assoluto il posto più “verticale” ed impressionante sotto questo aspetto, è diventato l’Altare della Patria, monumento spesso criticato per la sua invadenza fuori luogo nel cuore di Roma.

Da quando però ha aperto gli ascensori panoramici, dopo mille polemiche, il Vittoriano permette una vista mozzafiato proprio al centro della città. Se soffrite di vertigini (circa 70 metri di vuoto sotto di voi) meglio evitare.

L’altro punto ideale per godere di una visione davvero unica di Roma è dalla cima del Cupolone. San Pietro. Dicono che sia una leggenda metropolitana il fatto che il Vaticano (finché dominò Roma) impedisse costruzioni vicine più alte, fatto che sta che i 132 metri della Cupola più famosa del mondo si notano praticamente ovunque da Roma. Così vale alla rovescia. Da lassù, sempre che non siate in troppi, potrete sentirvi veramente l’occhio di Dio.

Tornando a terra, fra peccatori e pellegrini, non voglio rovesciarvi addosso il solito elenco di mostre e musei dove sprecare la freschezza della vostra permanenza romana. Tanto tra chiese, palazzi e monumenti vi verrà presto la sindrome di Goethe. Che non esiste. L’ho appena inventata.

 Praticamente, dopo diversi chilometri di erudizione e ammirazione, avrete voglia di sdraiarvi sulle rovine. Per dormire, fingendo contemplazione.

Goethe a Roma

Ricordatevi di mantenere una posa fieramente intellettuale ed un tantino ellenica mentre vi riposate. E già che ci siete, fateci una capatina alla sua casa romana.

Mi limiterò ad una sola mostra del momento che sta facendo un bel “baccano”. Si tratta di una immersione multimediale negli Impressionisti a Palazzo degli Esami, edificio che potrebbe a breve diventare l’ennesimo albergone di lusso inutile. Quindi anche per questo spicciatevi 

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Se preferite altro non avete che l’imbarazzo della scelta, oltre ovviamente a salutare i grandi classici da visitare, cominciando dai Musei Capitolini per provare a capire meglio chi fossero questi Antichi Romani. Di cui purtroppo abbiamo ereditato solo la vena sarcastico ludico oziosa.

Per rifarvi di ossigeno e ottimismo, però, voglio suggerire un posto magico, ancora abbastanza segreto a Roma. Soprattutto per il turismo di massa.

Si tratta dell’Orto Botanico.

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 Un giardino incantato in una posizione unica. Sopra Trastevere. Sotto al Gianicolo. 

Si entra da via della Lungara verso Largo Cristina di Svezia. La sede è adiacente al Palazzo Riario-Corsini di cui riflette l’assetto del giardino storico, dal 1883. E’ uno dei Musei del Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università di Roma. Si estende su una superficie di circa 12 ha, occupando parte dell’area archeologica denominata Horti Getae costituita, in antico, dalle terme di Settimio Severo.

Ad Ottobre comincia a tingersi di giallo e di rosso in alcune zone, anche perché custodisce piante orientali incredibili, con scenari del tutto impensabili a Roma, che invece potrete “spiare” sempre all’orizzonte. A Novembre poi l’esplosione del #foliage.

E suggerisco anche di fermarvi per un pic-nic “organizzato” da quelli di Vivi Bistrot. Non sempre impeccabile, ma sicuramente una comodità, perché non dovrete portarvi nulla.

Restando sul tema, la scelta del ristorante non sarà facile. Ve lo dico subito. L’unica certezza settembrina è che avrete l’opportunità (ma a Roma capita quasi tutto l’anno) di decidere se mangiare all’aperto o al chiuso.  

Segnalo al volo il primo che mi viene in mente, per evitare ogni rischio di “marchetta”, un angolo delizioso come quello de Il Bacaro, ristorantino poco economico ma (almeno una volta) veramente notevole, nascosto tra Pantheon e piazza Navona, dove v’innamorerete anche se ci mangiate da soli. Magari di un passante. O di voi stessi, come direbbe Oscar Wilde. Senz’altro di Roma.

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Live Cinema Festival 2018: a Roma, le migliori performance audio visual internazionali

Undici nazioni coinvolte, otto live cinema performance inedite o presentate per la prima volta in Italia e realizzate in real-time, screenings, workshop e artisti noti ben oltre i confini nazionali. Roma accoglie in queste ore la quinta edizione del Live Cinema 2018, per un’esperienza sinestetica e ipersensoriale davvero speciale. In più, per la prima volta, location d’eccezione è Palazzo delle Esposizioni, dove la quattro giorni promette di presentare il meglio di arte, tecnologia e macchinari dall’aria futuristica. La manifestazione è ad ingresso gratuito e la direzione artistica è stata affidata a Claudio Guerrieri, all’interno dell’Estate Romana promossa da Roma Capitale – Assessorato alla Crescita culturale e realizzata in collaborazione con SIAE. Fa parte, inoltre, delle iniziative dell’Anno europeo del patrimonio culturale 2018.

Una tecnica narrativa sperimentale

Live Cinema non è un evento come tutti gli altri, perché la narrazione viene applicata a una nuova concezione di video, creando suoni e immagini in tempo reale con tecniche all’avanguardia.  In pratica ogni risultato arriva dall’improvvisazione e dall’intuito degli artisti presenti, per cui nulla è prevedibile ma tutto è strabiliante. Oggi che la tecnologia è ovunque, quello che mancava infatti era proprio l’arte di stupire abbattendo la frontiera del prevedibile o dell’immaginabile.

Le novità

Prima della kermesse vera e propria, nella Capitale ha preso il via “SCREENINGS”, una preview di proiezioni nel bookstore del Palaexpo durante l’orario di apertura del museo, per preparare il pubblico al tipo di festival. Progetto che sta continuando adesso con  la selezione di documentari, making of, interviste agli artisti delle passate edizioni del festival e con la proiezione speciale di “FEST”, il nuovo short film sperimentale dell’artista russo di base in Germania Nikita Diakur. In questo caso, animazione 3D, schermate di software, errori e simulazioni real-life si fondono in uno stile unico e anticonvenzionale.

Coloro che stanno prendendo parte a Live Cinema, inoltre,  si presentano tutti con première delle loro performance, Live AV mai visti oppure mostrati per la prima volta nel nostro Paese. Nello specifico, quotidianamente, nella Sala 9 di Palazzo delle Esposizioni saranno ospitate due performance di live cinema.

Gli ospiti, i workshop

C’è grande attesa, inoltre, per domenica 23 settembre con la chiusura in grande stile. Sarà, infatti, proiettato “The Infinite Now“, performance dell’artista olandese Armand Dijcks presentata per la prima volta live e concepita come un  viaggio nell’eternità dei mari accompagnato dalla sognante colonna sonora di Andre Heuvelman curata dal tecnico del suono Frans de Rond e dalle splendide immagini delle onde dell’oceano immortalate da Ray Collins.

In cartellone ci sono poi nomi come la band Mïus X Attaray, progetto audiovisual dell’artista ungherese Gergely Álmos e Andrea Sztojanovits della Sonar Kollektiv, l’etichetta tedesca fondata dai Jazzanova, con la première “The Digital Tale of Geometric Shapes” o  i Citty & Aeldryn della Repubblica Ceca, ospiti questa sera e pronti a incantare con i loro sintetizzatori modulari e l’immaginario visivo si esibiscono in “Infinity Insight”,  in una performance AV tra analogico e digitale. Nel frattempo, è partito anche  il workshop gratuito della durata di 4 giorni per 8 ore complessive sul Digital Storytelling, per fornire conoscenza e tecniche e tecnologie per la realizzazione di una performance Audio Video di Live Cinema.

 

A Roma una novità estiva: la nuova terrazza di Porta Maggiore

Una location d’eccezione per sfuggire alla calura estiva, firmata SHG. A Roma, ha appena inaugurato la nuova terrazza di Porta Maggiore, per trascorrere serate divertenti tra musica, bollicine e aperitivi a buffet. Un angolo dove rilassarsi in città, perfetto sia per i romani che per i turisti in cerca di un luogo di ritrovo alternativo.

Un progetto particolare

La Terrazza ha qualcosa di speciale davvero: innanzitutto rappresenta un piccolo polmone verde nel cuore della Capitale, col suo giardino fiorito che assume sfumature diverse a ogni ora del giorno. All’imbrunire, soprattutto, accoglie chiunque voglia concedersi una meritata sosta da lavoro, tour o stress quotidiani, gustando una bollicina Ferrari. Nell’aria, intanto, il frinio delle cicale e un sottofondo delicato di musica lounge non mancano mai. Basta solo scegliere tra i tanti appuntamenti in calendario quello più adatto alle proprie esigenze e ci vorrà un attimo a staccare la spina dalle giornate appesantite da temperature esagerate e lavoro frenetico.

Info ed eventi

Ogni giovedì non mancheranno dj set e bollicine, mentre l’apertura è ogni mattina con le colazioni dalle 7.00 alle 10.30, con un costo di 10 euro per gli esterni e un ricco buffet. L’orario del lunch si distribuisce tra le 12.00 e le 15.00 e dalle 19.30 viene servita la cena. La Terrazza sarà aperta al pubblico anche durante la giornata per un tè, un aperitivo, un meeting di lavoro. Un modo per rivalutare la Piazza di Porta Maggiore e attirare sempre più curiosi in una zona non sempre compresa negli itinerari turistici della Città Eterna. 

Un occhio alla tradizione locale

Per non perdere il meglio dei sapori tipici locali, nella carta sono stati inseriti tra gli altri: gricia, cacio e pepe e amatriciana (matriciana in romanesco). Il gruppo, nel frattempo, è soddisfatto per il tasso occupazione in crescita e, dopo la prima esperienza a Shangai, pensa di promuovere l’Italia come destinazione d’eccellenza nel mondo sul mercato asiatico e statunitense. Moltissimi, poi, sono gli obiettivi per il prossimo anno, a partire dalla partecipazione a Retake Roma alla Venexia Ambassador Card dedicata agli abitanti ed ai commercianti veneziani. Ancora, è previsto un progetto di rebranding che riguarderà le 3000 piante di ulivo nella tenuta di Monteleone Sabino, in provincia di Rieti, che attualmente producono un olio biologico a km0, con un acido oleico inferiore allo 0,5%, utilizzato quotidianamente nelle cucine delle strutture.

 

Terrazza di Palazzo Montemartini: un aperitivo party per tutto luglio 2018

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Una splendida cornice al tramonto e sotto le stelle, ad evidenziare ulteriormente uno scorcio di quella Città Eterna che è perfetta in ogni angolo. La bellezza di Roma si festeggia a luglio anche dalla Terrazza di Palazzo Montemartini, storico edificio di grande pregio sopra le Terme di Diocleziano.

Per tutto il mese è tempo di party, buona musica e aperitivi all’aperto e proprio ieri, alla serata inaugurale, tanti sono stati i nomi di personaggi famosi (e non solo) che si sono dati appuntamento all’ultimo piano dell’albergo di lusso gestito da Ragosta Hotels Collection.

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Tra i presenti, a gustare gli antipasti dello chef Simone Strano, c’erano tra gli altri: Madalina Ghenea , Francesca Valtorta, Jane Alexander con il musicista Gianmarco Amicarelli,   la conduttrice  Carolina Rey ( incinta) con Roberto Cipullo, Elisabetta Cavalotti,  Lorena Cacciatore , Simona Borioni insieme alla figlia di Sting Fuschia Kate Summer, Eleonora Albrecht,  Blu Yoshimi , i registi Annariite Ciccone  Andrea Manni e tanti altri. 

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Nel cuore della Capitale

Le serate organizzate dall’albergo di lusso in questo mese di piena estate, comprendono tanti drink buoni e particolari. Uno su tutti è il Martini Riserva Speciale Ambrato e tonic e il Martini Negroni cocktail Riserva Speciale Rubino.

Lo Chef Simone Strano, invece, punta su alcuni piatti di grande effetto come il gambero in tempura con salsa agrodolce leggermente piccante, l’hamburger vegetariano con cotoletta di melanzana, pomodoro, ricotta salata e basilico e la mousse di formaggio fresco aromatizzato su bisquit allo scalogno.

La Terrazza Montemartini è aperta al pubblico tutte le sere e, nelle prossime settimane, sono diversi gli eventi speciali in programma svelati giorno dopo giorno.

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Palazzo Montemartini: qualche informazione

Questa struttura di charme, con 82 camere e suite, si trova non lontano dalla Chiesa di Santa Maria degli Angeli ed è stata progettata da Michelangelo. Perfetta come base per escursioni nel centro storico o anche per soggiorni di lavoro, accogli l’ospite con raffinati elementi di high-tech e designmarmi e stucchi originali che si fondono in una cornice unica, moderna e ricercata, completata dal servizio d’eccellenza. Come tutte le strutture del gruppo Ragosta Hotels Colletion, punta sul concetto “Define your lifestyle” per regalare agli ospiti un’esperienza indimenticabile che però rifletta il loro stile di vita. 

IMG_6984 Qui la diretta della “nostra incursione”…

Acquario di Roma: news, curiosità e (probabile) data di apertura

Roma presenta il suo nuovo, avveniristico, progetto. Anzi no. Tra mancate aperture e novità, ecco la storia dell’Acquario più atteso d’Italia

Acquario di Roma, una storia infinita o quasi. Sì perché il Sea Life costruito sotto il laghetto dell’Eur capitolino sarebbe quasi pronto, ma mancano i pesci. Le ultime news confermano una probabile apertura entro il 2019 per tutta la struttura e qualche mese prima per gli spazi espositivi ma, di fatto, nessuna certezza assoluta sull’inaugurazione dell’attesissima maxi-opera della Città Eterna.

Una vicenda lunga e complessa

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Dal progetto alla realizzazione sono passati diversi anni. Nel 2008 le prime indiscrezioni, poi sono partiti i lavori e, da allora, di date ufficiali di apertura dei cancelli al pubblico ne sono state date diverse. Tutte sbagliate, a quanto pare. Il giorno esatto non si sa, anche se i lavori sarebbero conclusi, ma mancano le rifiniture. Le vasche, inoltre, sono da riempire in questo immenso parco acquatico grande in totale ben 18mila metri quadrati, gestiti dalla concessionaria Mare Nostrum. La buona notizia, però, è che sta per partire una specie di pre-opening con eventi a tema per mostrare l’Acquario ai visitatori e poi, da fine estate, anche alle scolaresche con l’idea di sensibilizzarle sul tema del rispetto della fauna marina.

E i pesci?

Questa è la vera nota dolente: nonostante le potenzialità turistiche di un simile spazio espositivo, i problemi non accennano a diminuire. E mentre tutti attendono di osservare le sue sale proiezioni hi-tech, i giochi di acqua e di luce e i relativi effetti, mancano i veri protagonisti, i pesci. Non sono ancora nelle vasche, a causa dei ritardi eccessivi dovuti a permessi varie, rispetto di norme anti-sismiche e relativi costi (oltre 100 milioni di euro di fondi privati). A sistemarli ci penserà al più presto la Merlin Enternainment-Sea Life, mentre pare che l’attesa stia per finire e nel 2019 Roma avrà il suo mega Acquario. Ecco le specie promesse:

I cantieri, infatti, stanno per chiudere e verrà installata l’area commerciale. Nei suoi tremila metri quadrati, dunque, arriveranno tartarughe, anfibi e pesci, molti dei quali verranno proiettati sul pavimento con l’impressione per il visitatore di passeggiare sull’acqua insieme a loro. La curiosità aumenta, per uno spettacolo strabiliante: ma per far abituare le creature marine all’acqua ci vorranno almeno due mesi, con 5mila esemplari e cento specie. Solo dopo questa data sarà possibile pensare di far varcare a cittadini e turisti, le porte dell’Acquario. Ma gli organizzatori ci tengono a specificare che non sarà un regno del divertimento fine a se stesso. La collaborazione con i principali enti di ricerca è stata costante, per proteggere i protagonisti dell’area e aiutare i presenti a capire che il mare va difeso con tutte le sue forme di vita.

Le dirette del pre-opening sulla nostra pagina facebook:

ArtCity 2018: presentazione dal Castello

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La vista dalla Terrazza dell’Angelo

La presentazione di ArtCity, alla sua seconda edizione, non manca mai di regalarci importanti novità ed una chicca in anteprima. Questa volta sono state le Olearie di Urbano VIII a Castel Sant’Angelo, appena restaurate.

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Olearie di Urbano VIII

Sono tornate alla luce e saranno accessibili per la prima volta al pubblico, dopo un importante lavoro di restauro, curato da Giovanni Belardi e realizzato da Luca Pantone.

Le cosiddette Olearie sono magazzini utilizzati per la conservazione dell’olio, riserva essenziale per l’illuminazione degli ambienti, per l’uso alimentare e anche militare in caso d’assedio, e furono realizzate sfruttando le celle radiali del basamento del mausoleo di Adriano, in occasione degli intensi lavori di ristrutturazione di Castel Sant’Angelo, avviati da Urbano VIII, appena salito al soglio pontificio nell’ambito dell’ampio programma di ricostruzione delle piazzeforti a protezione dei domini della Chiesa.

Documenti dell’epoca ci riportano dei lavori di muratura …sotto al torrione di S. Giovanni in fare le vasche per tenerci l’olio…, autorizzati nel maggio 1631. L’accesso alle olearie, difeso da un portone e una grata lignei, avviene mediante una scala in muratura con soglie in travertino, che si apre sul corridoio anulare compreso entro la cinta muraria quadrangolare del castello, ricavato alla fine del XIV secolo scoperchiando il basamento quadrato della costruzione adrianea per isolare il grande cilindro centrale e adattarlo alle nuove esigenze difensive.

All’interno, su un lungo corridoio senza uscita, si aprono quattro celle con banconi laterali, all’interno dei quali sono murate delle giare in terracotta che servivano da contenitori per l’olio, contrassegnate da numeri romani incisi.

Per non disperdere il prezioso contenuto delle giare, il pavimento non è perfettamente piano ma pende lievemente e vi sono dei vasi in terracotta inglobati nel pavimento, per raccogliere eventuali perdite di olio prezioso da terra in caso di sfortunato stoccaggio. Tali punti di raccolta, sette in tutto, distribuiti a seconda della pendenza del massetto, sono in buono stato di conservazione.

 

ARTCITY 2018 – ARTE MUSICA SPETTACOLI A ROMA E NEL LAZIO

ArtCity è un progetto organico di iniziative culturali, nato nei musei e per i musei, che unisce sotto un ombrello comune oltre centocinquanta iniziative di arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo.

La manifestazione copre l’intera estate 2018 ed oltre, fino all’autunno inoltrato. Da giugno a novembre ed è realizzata dal Polo Museale del Lazio, l’istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che gestisce quarantasei musei e luoghi della cultura di Roma e del Lazio, diretto da Edith Gabrielli.

Lampis e Gabrielli
Antonio Lampis e Edith Gabrielli

L’idea è quella di creare occasioni di visita attraverso attività pensate su misura, capaci di sfruttare l’attitudine a vivere nuove esperienze che le persone in genere rivelano soprattutto d’estate. Naturalmente, ma non è affatto scontato in questi periodo storico, tenendo fermi la tutela ed il decoro dei luoghi, il rigore scientifico e la qualità artistica.

Il progetto mira quindi a diffondere la conoscenza dei luoghi d’arte del Lazio presso cittadini e turisti. Il vero obiettivo consiste però nel farli anche tornare, innescando un processo di fidelizzazione che trasformi il Museo in un motore di crescita culturale e di coesione sociale.

L’edizione 2018 è simile alla precedente: rimane identico il quadro metodologico di riferimento. Come identico è anche l’impegno nel recupero e nella valorizzazione delle collezioni permanenti: basti citare il restauro degli strumenti musicali conservati a Castel Sant’Angelo, come la spinetta cinquecentesca che Maurizio Croci suonerà il 13 settembre all’interno della Sala Paolina, la sala di rappresentanza fatta decorare da Paolo III Farnese.

Nella precedente e prima edizione, ArtCity ha fatto registrare un rimarchevole successo di critica – come dimostrano i tre volumi di rassegna stampa – e ancor più di pubblico: poco meno di 600.000 persone, infatti, sono state presenti alle varie iniziative. Merito in gran parte della mostra su Giorgione e la rappresentazione dei sentimenti che si è collocata tra le mostre d’arte più viste in Italia nel 2017, addirittura la prima nella categoria di pertinenza, le mostre d’arte antica.

Tuttavia il successo si lega anche ad altre iniziative, a torto fino adesso inadatte al grande pubblico, come per esempio le conversazioni con grandi architetti contemporanei o i concerti di musica antica. Persone che non erano mai entrate prima in un museo grazie ad ArtCity lo hanno fatto, per ascoltare Edouardo Souto de Moura o la Missa Cantilena nell’Abbazia di Casamari. Anche per questo ArtCity è divenuto un caso di studio, ora in corso di replica anche in altre regioni.

Nulla di strano, dunque, che una delle parole chiave di quest’anno sia continuità. Questo non esclude comunque elementi dal carattere fortemente sperimentale, così da venire incontro a più tipi di pubblico

Un primo elemento nuovo del 2018 consiste nella diversificazione dell’offerta culturale. Si tratta della politica del gigante con le mani da orologiaio, ovvero di una struttura di grandi dimensioni, come il Polo Museale del Lazio, che, appunto, aspira a realizzare lavori di precisione. Ecco perciò nel Museo della Navi Romane di Nemi I figli della frettolosaun progetto teatrale per ciechi, ipovedenti e vedenti, che annuncia il percorso di visita stabile capace di rispondere alle esigenze dei fruitori con esigenze specifiche. Ed ecco I Bambini e ArtCity, un programma per giovanissimi dai tre ai dieci anni, ideato con l’obiettivo di educare al patrimonio e più in generale alla visione.

L’aspetto più innovativo del 2018 sarà comunque l’intensificazione del Polo Museale all’interno del Lazio e l’avvio di collaborazioni con le amministrazioni locali.

Al territorio regionale sono dedicati ben 75 appuntamenti di musica, danza e teatro, con presenze di calibro internazionale e tre residenze d’artista a Oriolo Romano, Nemi e Sperlonga. Quanto alle collaborazioni, ecco, fra i tanti, due progetti pilota:

  • Il primo a Palestrina. Un’intera rassegna intitolata Luci su Fortuna ed una serie di visite guidate al Santuario della Fortuna Primigenia e al Museo Archeologico.
  • Il secondo esperimento vede al centro Sora ed è per certi versi ancora più significativo: dal momento che a Sora non ha sede alcun museo del Polo. Entrano così in ArtCity alcune iniziative promosse dal Comune a cominciare dalla Mostra d’Arte Cinematografica Vittorio De Sica.
San Pietro
Il Cupolone dal Castello

In sintesi le sezioni di ARTCITY

Il Museo come non l’hai mai visto apre le porte di giorno e di notte a percorsi ‘segreti’ in alcuni dei monumenti più celebri di Roma e del Lazio:

– il Passetto, le prigioni, la stufetta di Clemente VII e come detto, le Olearie di Urbano VIII a Castel Sant’Angelo, appena restaurate e visitabili per la prima volta, la marciaronda, i sottotetti e il Belvedere di Palazzo Venezia, i sotterranei del Vittoriano o il Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina.

–  L’arte e l’architettura  protagoniste nelle mostre di respiro internazionale, come Armi e potere nell’Europa del Rinascimento, allestita nella doppia sede di Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo, ed Eternal City nella collezione fotografica del Royal Institute of British Architects al Vittoriano, nonché nelle due serie di dialoghi con grandi architetti e fotografi di architettura.

– I Bambini e ArtCity è un progetto dedicato ai bambini che propone una modalità innovativa per vivere il patrimonio culturale attraverso l’incontro con le arti sceniche: gli spettacoli – basati appunto sul confronto tra museo e teatro –, avranno luogo in tutto il Lazio, dal Palazzo Farnese di Caprarola all’Abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata fino a Villa Lante a Bagnaia.

–  Le arti performative – musica, antica e contemporanea, teatro e danza – dominano le rassegne Il giardino ritrovato a Palazzo Venezia, Sere d’Arte a Castel Sant’Angelo, Musica al Vittoriano a cura di Ernesto Assante ed ancora In musicaIn scena e Luci su Fortuna in tutti e quarantasei i luoghi d’arte del Polo Museale del Lazio, all’insegna della qualità e della sperimentazione.

© Foto e Video Credits by Giulia Cenciarelli ed Elisa Chana Cecchetti

 

La stagione estiva del Vivi-Bistrot

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Vivi Bistrot ha inaugurato le serate estive con gli aperò (aperitivi dalle 19.00 con cocktail e buffet bio), le cene sotto le stelle e le serate a tema.

“Vivi il Saluto al Sole”.

Tornano le lezioni di YOGA completamente gratuite nel parco di Villa Pamphili. Dal martedì alla domenica, dalle 19 alle 20 con i maestri di Yogayur il martedì e tanti altri professionisti gli altri giorni della settimana. Un calendario di appuntamenti con i maestri di YOGA più conosciuti della capitale. Il tramonto diventa un momento magico per salutare il sole e riconnettersi con se stessi nella pace della natura del grande parco di Villa Pamphili.

VIVI YOGAYUR –  TUTTI I MARTEDI’ A PARTIRE DAL 12 GIUGNO dopo il Saluto al Sole, la serata continua con il dj set di Valentín Giglio (a.K.a Sant’Altrove) e per tutti i #bioviziosi, il buffet biologico con un’ampia scelta di deliziosi Mocktail (cocktail analcolici a base di estratti di frutta e verdura in versione detox, energizzante, relax e vitaminico).

Inoltre, ogni ultimo martedì del mese presenterà l’arte consapevole di giocolieri, danzatori e musicisti. Potrete vivere una suggestiva cena accompagnata da performance di danza fluida.

Ecco qualche data:

–         MARTEDI’ 26 GIUGNO: Silvia Vona – Danzatrice Odissi (danza classica indiana ben consolidata e codificata, una danza di gioia intensa, di passione e di amore, che unisce elementi femminili e maschili, danza pura e racconto, divino ed umano).

–         MARTEDI 24 LUGLIO: Paolo Mele (in arte Lucignolo) – LUCIGNOLO in performance di luci e corpo.  Al tramontare del sole si scioglie la tensione del giorno; il movimento è il vettore di queste energie, che incanalate, trovano espressione in forme armoniche di movimento. Il movimento del corpo che danza con un bastone che sembra stregato. Il movimento di luci sul far della sera che disegnano dinamiche geometrie di colore.

Coppia Villa Pamphili

Da ricordare poi:

GIOVEDI’ 14 GIUGNO: GRAND OPENING – VIVI SUMMER PARTY. L’estate è alle porte e Vivi Bistrot inaugura ufficialmente con una festa e un Dj set fino a mezzanotte.

APERITIVI DAL MONDO: Allacciate le cinture Vivi Bistrot vi porta in giro per il mondo fra profumi, musiche e sapori. Vivi Curious!

APERO’ PARTY:

20 GIUGNO BALI

4 LUGLIO INDIA

18 LUGLIO ECUADOR

1 AGOSTO THAY

29 AGOSTO MAROCCO

ALL WHITE IN THE PARK – VILLA PAMPHILI  Una LUNA PIENA come non l’avete mai vista. Vivi Bistrot organizza il PICNIC più CHIC dell’ESTATE!

C’è un menu speciale ma è possibile cenare anche alla carta.

Dress Code: all white – Cena/PIC NIC in bianco dalle 20 30

GIOVEDÌ 28 GIUGNO

VENERDÌ 27 LUGLIO

DOMENICA 26 AGOSTO

FESTA DEL SOLSTIZIO D’ESTATE: GIOVEDI’ 21 GIUGNO: Il giorno più lungo dell’anno si avvicina. Si festeggia dal tramonto all’alba per dare il benvenuto all’estate con tante GOLOSITÀ BIO & DJ SET & FLOWERS EVERYWHERE.

 TEATRO è NATURA – centro estivo teatrale a Villa Pamphilj

Da 8 anni, d’estate, al teatro a Villa Pamphilj, negli spazi di ViviBistrot con Teatro Verde (ingresso via Vitellia 102).60 bambini e ragazzi dai 4 ai 13 anni si incontrano e si confrontano.  Giocano, scoprono e crescono.

Una vacanza in città, divertente ed originale, per scoprire  i mestieri del teatro.  Per quest’anno il tema che abbiamo scelto  è: Ribelli, Coraggiosi, Contestatori, Eroi e Super Eroi. Il pranzo è al Vivibistrot che cucina solo cose buone e riserva ai bambini il giardino della lavanda. Per Info: + 39 06 5882034

Vivi Bistrot Villa Pamphili – Via Vitellia, 102 – 00152 – Roma – Tel. (+39) 06 5827540

 

Binario18: in arrivo e in partenza la creatività

Arte, comics, fotografia, clothes, comunicazione, musica e street food. Vi presentiamo Binario18.

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Oggi è l’ultimo giorno della ricchissima offerta alle Officine Farneto. Da non perdere la serata finale.

Creatività, grafica, comunicazione, musica e food convergono in tre giorni di mostre, workshop, live performance, formazione e talk.

Binario18 è un evento lungo tre giorni, dal 20 al 22 aprile presso le OFFICINE FARNETO, appena sopra lo Stadio Olimpico. 

Charis Tsevis

Oltre all’esposizione di oltre 30 artisti che rappresentano illustrazione, fotografia, street art, Binario18 presenterà un concerto inedito di Boosta con live performance di Luca Barcellona, mostre personali create ad hoc da artisti come Fernando Cobelo, opere realizzate onsite come quella dell’artista romano Maupal e workshop sperimentali come QMQ di iosonopipo e talk di The Pills e della fotografa Ilaria Magliocchetti Lombi

TuttiSanti

Elia Colombo

Binario18 parla ad un pubblico di professionisti, appassionati, curiosi in cerca di ispirazione e giovani creativi desiderosi di contatti (portfolio point). Perché questo nome? Il codice binario è stato uno dei fattori che ha permesso che la produzione artistica si evolvesse. Ad oggi la comunicazione visiva costituisce una tela bianca animata dalla grafica tradizionale e digitale. Sulla scia di questo legame fra arte e tecnologia è stato scelto un nome che, per la sua natura intrinseca, permette di esplicitare l’unione fra print e digital.

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Gli ideatori di questo evento sono quelli di APLOADagenzia di marketing e comunicazione a cui si unisce la LUISS BUSINESS SCHOOL, scuola manageriale di alto profilo.

Da non dimenticare l’ottima offerte food e drink per la serata.

Giudizio Universale: giudizio relativo

Siamo stati alla Prima dello show ideato da Marco Balich, all’Auditorium Conciliazione di Roma. Uno spettacolo “senza precedenti” alla scoperta della Cappella Sistina.

Giudizio Universale (dettaglio di colori)
Affascinante pioggia di tessuti sul pubblico

E’ difficile anche solo decidere da dove cominciare nel raccontarvi “Giudizio Universale. Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel”.

A scanso di equivoci. Il mio il giudizio sul Giudizio è quello di un semplice spettatore, quindi relativo. E dico subito: vale senz’altro la pena andare a vederlo. O per meglio dire, sentirlo.

Si tratta infatti di un viaggio sensoriale che fonde diversi linguaggi per offrire un intrattenimento unico nel suo genere. Musica, effetti visivi, cinema, animazione 3D, quasi realtà aumentata, danza, teatro, fotografia, effetti olfattivi, interazione col pubblico. In altre parole: Immersività.

Alla base c’è l’avvolgimento delle proiezioni a 270° che porta lo spettatore al centro stesso dell’evento. Le volte e i laterali dell’Auditorium diventano parte dello schermo. Questo genere di tecnica è apparsa per la prima volta negli anni 90, nei grandi parchi di divertimento americani, come gli Universal Studios* di Los Angeles. Ereditata dai simulatori di volo. Poi l’abbiamo incontrata parzialmente anche in Europa, personalmente a Parigi, nel cinema sferico della Géode. Tuttavia, come detto, ancora nessuno aveva mischiato tanto le carte, lasciando il palco al centro, inserendo figure umane, coreografie ed ogni genere di performance offra oggi il live entertaiment.

L’immersività delle proiezioni a 270° sono realizzate grazie ai proiettori laser ad alta luminosità della gamma professionale Panasonic. A curarne i contenuti è Luke Halls, video designer già al lavoro con Rihanna e la Royal Opera House di Londra. Fanno parte del team creativo internazionale che contribuisce alla realizzazione dello show anche Fotis Nikolaou, storico danzatore di Dimitris Papaioannou e coreografo delle Cerimonie delle Olimpiadi di Atene, Rob Hallowey e Bruno Poet, light designers di innumerevoli opere teatrali in tutto il mondo, da Oslo a Broadway.

Al tema originale di Sting si aggiungono le musiche di John Metcalfe, figura di riferimento della scena pop-rock contemporanea e arrangiatore e produttore di artisti come U2, Morrissey, Blur e Coldplay.

Insomma, capite bene che il risultato sia imponente. Persino oltre le nostre capacità. Sicuramente oltre le nostre abitudini. Ecco. Forse c’è troppa arte al fuoco.

Siamo di fronte ad un esperimento. Mi pare evidente. Lo stesso Balich, direttore artistico e produttore di Cerimonie Olimpiche, da Torino 2006 a Rio 2016, ha presentato la sua opera con una certa dose di curiosità per la reazione del pubblico.

Perciò qualche critica è doveroso farla.

A mio avviso, il rischio è quello di disperdere l’energia del viaggio sensoriale saltando su troppi ponti. La Babele dell’intrattenimento fa confondere i piani, sfocando la preziosa tecnologia a disposizione.

Probabilmente le figure umane dovrebbero entrare meno sulla scena. Limitando la deriva broadwaiana, per non dire quella cinematografica di Tony Manero in Staying Alive. Dopo tutto Michelangelo non ha alcun bisogno di diventare un Jesus Christ Superstar, per battere i rivali Marvel.

Michelangelo Volante
Super Michelangelo

Oserei giudicare anche esagerati gli effetti visivi che partono da un avvolgente e comprensibile Planetario per esplodere in raggi di luce alla Kubrick, che torna anche nel primo monolite bianco e lucente, che nasconde il Davidone turistico. Bastava meno. Vi assicuro. Soprattutto in termini di tempo.

Apprezzabile invece la concessione (non so se fosse una deroga solo per la Prima) al pubblico di usare ed abusare i propri smartphone durante lo spettacolo. Un tantino fastidioso (dipende anche dall’educazione individuale) per chi siede accanto o dietro, ma inevitabile in un trionfo virtuale del genere. La dimostrazione che nessuna ripresa o foto può competere con l’esperienza diretta.

Cosa mi è piaciuto allora?

Ho trovato meravigliosamente affascinanti i dialoghi e la loro ambientazione in chiaroscuro, con la voce ferma di un Pierfrancesco Favino ormai sempre più maturo, prestata all’artista. Sono utilissimi a spiegare elementi storici che per molti sembrano arcinoti, ma che non sfiorerebbero in alcun modo la capoccia della grande massa di pubblico che invade ogni giorno la Cappella Sistina.

E qui si vede il buon lavoro d’umiltà che Balich e i suoi hanno svolto per preparare il progetto, nato e cresciuto grazie alla disponibilità dei Musei Vaticani.

“Fin dal nostro primo incontro, quando nel 2015 Monsignor Nicolini e l’allora Direttore Antonio Paolucci ci hanno accolto, abbiamo trovato grande attenzione e ascolto a una proposta innovativa nella forma e nel linguaggio”.

Nella parte centrale dello spettacolo, assistiamo dunque alle scene più importanti, e forse anche più belle, rivelatrici di aspetti determinanti per affrontare una visita migliore alla Cappella Sistina.

La Roma di quel tempo. Sublime è il volo in 3D che ci permette di rivivere una passeggiata tra Isola Tiberina, Ponte Sisto fino a Castel Sant’Angelo e Cupolone in costruzione.

Mi ha ricordato la piccola (in confronto) perla di Paco Lanciano all’Augustus, una versione “mini” della visione avvolgente, tutto sommato molto più romantica e ordinata.

Applausi anche per il rapporto tra Michelangelo e Giulio II, la posizione della Chiesa e quella di un uomo del Rinascimento, più di due secoli prima dell’Illuminismo.

Perugino
Mosè in Egitto e Battesimo di Cristo (Perugino)

Lineari e ben fatte le presentazioni narranti e visive delle opere stupende (Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio..) già presenti nella Cappella, con le critiche e l’autocritica del superbo Buonarroti nei confronti dell’arte che meno gli era congeniale: la pittura. Soprattutto emerge bene il suo “obbligo” a dover affrescare la Cappella. Particolarmente in tarda età. Lo sviluppo ed il lungo completamento della stessa.

Prima che egli metta mano di nuovo ai pennelli per affrontare la parete del Giudizio Universale, passeranno infatti ben 30 anni, ed un nuovo Papa, Clemente VII, il cui Conclave profumato d’incenso (in sala!)..

Verso il Conclave
Clemente VII (Giulio de Medici)

..e l’insediamento in piazza San Pietro che ti abbraccia berninianamente, per me restano gli effetti più suggestivi .

E di nuovo qui sorge una domanda un po’ critica. Lo show dura giustamente poco, un’ora circa. Perché si chiama Giudizio Universale se l’omaggio, con il canto latino di Sting, al celebre affresco in effetti dura solo gli ultimi 10, 15 minuti?

Dopo averci spiegato con grande, quasi pedante dovizia di particolari, con tanto di balletti e coreografie i capitoli della Genesi sul soffitto…

Adamo ed Eva e il serpente
Capitolo della Genesi (Michelangelo)

…si poteva pretendere qualcosa di più anche per l’opera che offre il titolo allo spettacolo? Perché fa solo da sipario?

Tuttavia la risposta questa volta me la posso dare da solo. Forse riesco a darmela anche per la critica principale: troppa Arte al fuoco.

La Cappella Sistina è troppo. Lo è già di suo. Lo è da quando fu completata. Per ogni uomo che vi entra. Non riesci a contenerla nei sensi.

Michelangelo era un Genio. Vero. Nato e vissuto in un’epoca dove i geni non mancavano, a differenza di oggi, dove ce ne sono davvero pochi, zero nell’Arte, eppure si abusa della parola “genio”. Dall’alto della sua vanità, Buonarroti sapeva di non essere un grande pittore, almeno al livello della sua immensità come scultore e architetto, sapeva che sarebbe stato “troppo” completare così la Cappella. Ma se questo era quello che volevano i Papi (anche loro, non modestissimi sul senso estestico), o addirittura Dio, lui lo avrebbe fatto al meglio.

Ebbene lo spettacolo riesce a dare questa emozione. La Cappella Sistina ti precipita addosso. Ti fa perdere l’orientamento. Ti toglie il fiato. Ti spaventa. Ti prosciuga. Ti schiaccia e ti esalta.

E’ il Giudizio Universale, baby.

Giudizio Universale: la fine
La Cappella Sistina ricostruita graficamente

Ps. Il sole finale acciecante invece non ha proprio senso. Se torno mi porto gli occhiali da saldatore di Flashdance.

[* in quei casi però anche il piano di seduta dello spettatore viene inclinato, e si sposta a seconda dell’immagine proiettata]

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