Roma in autunno: comincia lo spettacolo

Da romano “romantico” posso permettermi il pretenzioso ardire di affermare che i mesi più belli per visitare a Roma sono quelli autunnali. Ottobre è il Re dei tre.

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Non si schiatta più dal caldo, senza però dover rimettere cappotti e piumini. La pioggia verrà a salutarvi ma sarà anche più bella Roma, subito dopo, bagnata ed argentata come una principessa al debutto. Le giornate sono abbastanza lunghe ma i tramonti di fuoco arrivano prima ed incendiano gli orizzonti unici della Capitale.

Il primo consiglio da dare è proprio quello di inseguire i panorami romani. Salite su tutte le terrazze e i roof garden. Arrampicatevi su #RomaVerticale.

Roma sui tetti è magica. Perché restare “al livello” degli ultimi piani, permette di osservare in maniera privilegiata i ricami delle cupole, dei monumenti, delle colonne e dei profili degli edifici che si alternano e s’inseguono come in un quadro: un’opera d’arte dal vivo. Qui sotto solo l’ultimo esempio, di una nostra recentissima ascesa.

Inoltre, ovunque saliate, da dovunque vi affacciate, scoprirete una prospettiva diversa. Una #RomaIneguale, come piace chiamarla a noi di RomaOra.it.

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L’aperitivo comunque lo potrete fare poco dopo, anche per la strada, che poi è molto più tradizionale e frequentato, mentre se siete perfino più sentimentali, raggiungete pure i “point of view” più celebri di Roma, come la Terrazza del Pincio, il Gianicolo, il Giardino degli Aranci, L’Osservatorio a Monte Mario, Trinità dei Monti, i Mercati Traianei.. E la Terrazza dell’Angelo a Castel Sant’Angelo (lirismo in tutti i sensi, avete presente La Tosca?).

Castel Sant Angelo

Se siete invece più estremi e volete provare kantiane sensazioni di “sublime visione”, salite ancora più in alto. In assoluto il posto più “verticale” ed impressionante sotto questo aspetto, è diventato l’Altare della Patria, monumento spesso criticato per la sua invadenza fuori luogo nel cuore di Roma.

Da quando però ha aperto gli ascensori panoramici, dopo mille polemiche, il Vittoriano permette una vista mozzafiato proprio al centro della città. Se soffrite di vertigini (circa 70 metri di vuoto sotto di voi) meglio evitare.

L’altro punto ideale per godere di una visione davvero unica di Roma è dalla cima del Cupolone. San Pietro. Dicono che sia una leggenda metropolitana il fatto che il Vaticano (finché dominò Roma) impedisse costruzioni vicine più alte, fatto che sta che i 132 metri della Cupola più famosa del mondo si notano praticamente ovunque da Roma. Così vale alla rovescia. Da lassù, sempre che non siate in troppi, potrete sentirvi veramente l’occhio di Dio.

Tornando a terra, fra peccatori e pellegrini, non voglio rovesciarvi addosso il solito elenco di mostre e musei dove sprecare la freschezza della vostra permanenza romana. Tanto tra chiese, palazzi e monumenti vi verrà presto la sindrome di Goethe. Che non esiste. L’ho appena inventata.

 Praticamente, dopo diversi chilometri di erudizione e ammirazione, avrete voglia di sdraiarvi sulle rovine. Per dormire, fingendo contemplazione.

Goethe a Roma

Ricordatevi di mantenere una posa fieramente intellettuale ed un tantino ellenica mentre vi riposate. E già che ci siete, fateci una capatina alla sua casa romana.

Mi limiterò ad una sola mostra del momento che sta facendo un bel “baccano”. Si tratta di una immersione multimediale negli Impressionisti a Palazzo degli Esami, edificio che potrebbe a breve diventare l’ennesimo albergone di lusso inutile. Quindi anche per questo spicciatevi 

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Se preferite altro non avete che l’imbarazzo della scelta, oltre ovviamente a salutare i grandi classici da visitare, cominciando dai Musei Capitolini per provare a capire meglio chi fossero questi Antichi Romani. Di cui purtroppo abbiamo ereditato solo la vena sarcastico ludico oziosa.

Per rifarvi di ossigeno e ottimismo, però, voglio suggerire un posto magico, ancora abbastanza segreto a Roma. Soprattutto per il turismo di massa.

Si tratta dell’Orto Botanico.

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 Un giardino incantato in una posizione unica. Sopra Trastevere. Sotto al Gianicolo. 

Si entra da via della Lungara verso Largo Cristina di Svezia. La sede è adiacente al Palazzo Riario-Corsini di cui riflette l’assetto del giardino storico, dal 1883. E’ uno dei Musei del Dipartimento di Biologia Ambientale della Sapienza Università di Roma. Si estende su una superficie di circa 12 ha, occupando parte dell’area archeologica denominata Horti Getae costituita, in antico, dalle terme di Settimio Severo.

Ad Ottobre comincia a tingersi di giallo e di rosso in alcune zone, anche perché custodisce piante orientali incredibili, con scenari del tutto impensabili a Roma, che invece potrete “spiare” sempre all’orizzonte. A Novembre poi l’esplosione del #foliage.

E suggerisco anche di fermarvi per un pic-nic “organizzato” da quelli di Vivi Bistrot. Non sempre impeccabile, ma sicuramente una comodità, perché non dovrete portarvi nulla.

Restando sul tema, la scelta del ristorante non sarà facile. Ve lo dico subito. L’unica certezza settembrina è che avrete l’opportunità (ma a Roma capita quasi tutto l’anno) di decidere se mangiare all’aperto o al chiuso.  

Segnalo al volo il primo che mi viene in mente, per evitare ogni rischio di “marchetta”, un angolo delizioso come quello de Il Bacaro, ristorantino poco economico ma (almeno una volta) veramente notevole, nascosto tra Pantheon e piazza Navona, dove v’innamorerete anche se ci mangiate da soli. Magari di un passante. O di voi stessi, come direbbe Oscar Wilde. Senz’altro di Roma.

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ArtCity 2018: presentazione dal Castello

Art City 2018
La vista dalla Terrazza dell’Angelo

La presentazione di ArtCity, alla sua seconda edizione, non manca mai di regalarci importanti novità ed una chicca in anteprima. Questa volta sono state le Olearie di Urbano VIII a Castel Sant’Angelo, appena restaurate.

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Olearie di Urbano VIII

Sono tornate alla luce e saranno accessibili per la prima volta al pubblico, dopo un importante lavoro di restauro, curato da Giovanni Belardi e realizzato da Luca Pantone.

Le cosiddette Olearie sono magazzini utilizzati per la conservazione dell’olio, riserva essenziale per l’illuminazione degli ambienti, per l’uso alimentare e anche militare in caso d’assedio, e furono realizzate sfruttando le celle radiali del basamento del mausoleo di Adriano, in occasione degli intensi lavori di ristrutturazione di Castel Sant’Angelo, avviati da Urbano VIII, appena salito al soglio pontificio nell’ambito dell’ampio programma di ricostruzione delle piazzeforti a protezione dei domini della Chiesa.

Documenti dell’epoca ci riportano dei lavori di muratura …sotto al torrione di S. Giovanni in fare le vasche per tenerci l’olio…, autorizzati nel maggio 1631. L’accesso alle olearie, difeso da un portone e una grata lignei, avviene mediante una scala in muratura con soglie in travertino, che si apre sul corridoio anulare compreso entro la cinta muraria quadrangolare del castello, ricavato alla fine del XIV secolo scoperchiando il basamento quadrato della costruzione adrianea per isolare il grande cilindro centrale e adattarlo alle nuove esigenze difensive.

All’interno, su un lungo corridoio senza uscita, si aprono quattro celle con banconi laterali, all’interno dei quali sono murate delle giare in terracotta che servivano da contenitori per l’olio, contrassegnate da numeri romani incisi.

Per non disperdere il prezioso contenuto delle giare, il pavimento non è perfettamente piano ma pende lievemente e vi sono dei vasi in terracotta inglobati nel pavimento, per raccogliere eventuali perdite di olio prezioso da terra in caso di sfortunato stoccaggio. Tali punti di raccolta, sette in tutto, distribuiti a seconda della pendenza del massetto, sono in buono stato di conservazione.

 

ARTCITY 2018 – ARTE MUSICA SPETTACOLI A ROMA E NEL LAZIO

ArtCity è un progetto organico di iniziative culturali, nato nei musei e per i musei, che unisce sotto un ombrello comune oltre centocinquanta iniziative di arte, architettura, letteratura, musica, teatro, danza e audiovisivo.

La manifestazione copre l’intera estate 2018 ed oltre, fino all’autunno inoltrato. Da giugno a novembre ed è realizzata dal Polo Museale del Lazio, l’istituto del Ministero dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo che gestisce quarantasei musei e luoghi della cultura di Roma e del Lazio, diretto da Edith Gabrielli.

Lampis e Gabrielli
Antonio Lampis e Edith Gabrielli

L’idea è quella di creare occasioni di visita attraverso attività pensate su misura, capaci di sfruttare l’attitudine a vivere nuove esperienze che le persone in genere rivelano soprattutto d’estate. Naturalmente, ma non è affatto scontato in questi periodo storico, tenendo fermi la tutela ed il decoro dei luoghi, il rigore scientifico e la qualità artistica.

Il progetto mira quindi a diffondere la conoscenza dei luoghi d’arte del Lazio presso cittadini e turisti. Il vero obiettivo consiste però nel farli anche tornare, innescando un processo di fidelizzazione che trasformi il Museo in un motore di crescita culturale e di coesione sociale.

L’edizione 2018 è simile alla precedente: rimane identico il quadro metodologico di riferimento. Come identico è anche l’impegno nel recupero e nella valorizzazione delle collezioni permanenti: basti citare il restauro degli strumenti musicali conservati a Castel Sant’Angelo, come la spinetta cinquecentesca che Maurizio Croci suonerà il 13 settembre all’interno della Sala Paolina, la sala di rappresentanza fatta decorare da Paolo III Farnese.

Nella precedente e prima edizione, ArtCity ha fatto registrare un rimarchevole successo di critica – come dimostrano i tre volumi di rassegna stampa – e ancor più di pubblico: poco meno di 600.000 persone, infatti, sono state presenti alle varie iniziative. Merito in gran parte della mostra su Giorgione e la rappresentazione dei sentimenti che si è collocata tra le mostre d’arte più viste in Italia nel 2017, addirittura la prima nella categoria di pertinenza, le mostre d’arte antica.

Tuttavia il successo si lega anche ad altre iniziative, a torto fino adesso inadatte al grande pubblico, come per esempio le conversazioni con grandi architetti contemporanei o i concerti di musica antica. Persone che non erano mai entrate prima in un museo grazie ad ArtCity lo hanno fatto, per ascoltare Edouardo Souto de Moura o la Missa Cantilena nell’Abbazia di Casamari. Anche per questo ArtCity è divenuto un caso di studio, ora in corso di replica anche in altre regioni.

Nulla di strano, dunque, che una delle parole chiave di quest’anno sia continuità. Questo non esclude comunque elementi dal carattere fortemente sperimentale, così da venire incontro a più tipi di pubblico

Un primo elemento nuovo del 2018 consiste nella diversificazione dell’offerta culturale. Si tratta della politica del gigante con le mani da orologiaio, ovvero di una struttura di grandi dimensioni, come il Polo Museale del Lazio, che, appunto, aspira a realizzare lavori di precisione. Ecco perciò nel Museo della Navi Romane di Nemi I figli della frettolosaun progetto teatrale per ciechi, ipovedenti e vedenti, che annuncia il percorso di visita stabile capace di rispondere alle esigenze dei fruitori con esigenze specifiche. Ed ecco I Bambini e ArtCity, un programma per giovanissimi dai tre ai dieci anni, ideato con l’obiettivo di educare al patrimonio e più in generale alla visione.

L’aspetto più innovativo del 2018 sarà comunque l’intensificazione del Polo Museale all’interno del Lazio e l’avvio di collaborazioni con le amministrazioni locali.

Al territorio regionale sono dedicati ben 75 appuntamenti di musica, danza e teatro, con presenze di calibro internazionale e tre residenze d’artista a Oriolo Romano, Nemi e Sperlonga. Quanto alle collaborazioni, ecco, fra i tanti, due progetti pilota:

  • Il primo a Palestrina. Un’intera rassegna intitolata Luci su Fortuna ed una serie di visite guidate al Santuario della Fortuna Primigenia e al Museo Archeologico.
  • Il secondo esperimento vede al centro Sora ed è per certi versi ancora più significativo: dal momento che a Sora non ha sede alcun museo del Polo. Entrano così in ArtCity alcune iniziative promosse dal Comune a cominciare dalla Mostra d’Arte Cinematografica Vittorio De Sica.
San Pietro
Il Cupolone dal Castello

In sintesi le sezioni di ARTCITY

Il Museo come non l’hai mai visto apre le porte di giorno e di notte a percorsi ‘segreti’ in alcuni dei monumenti più celebri di Roma e del Lazio:

– il Passetto, le prigioni, la stufetta di Clemente VII e come detto, le Olearie di Urbano VIII a Castel Sant’Angelo, appena restaurate e visitabili per la prima volta, la marciaronda, i sottotetti e il Belvedere di Palazzo Venezia, i sotterranei del Vittoriano o il Santuario della Fortuna Primigenia a Palestrina.

–  L’arte e l’architettura  protagoniste nelle mostre di respiro internazionale, come Armi e potere nell’Europa del Rinascimento, allestita nella doppia sede di Palazzo Venezia e Castel Sant’Angelo, ed Eternal City nella collezione fotografica del Royal Institute of British Architects al Vittoriano, nonché nelle due serie di dialoghi con grandi architetti e fotografi di architettura.

– I Bambini e ArtCity è un progetto dedicato ai bambini che propone una modalità innovativa per vivere il patrimonio culturale attraverso l’incontro con le arti sceniche: gli spettacoli – basati appunto sul confronto tra museo e teatro –, avranno luogo in tutto il Lazio, dal Palazzo Farnese di Caprarola all’Abbazia greca di San Nilo a Grottaferrata fino a Villa Lante a Bagnaia.

–  Le arti performative – musica, antica e contemporanea, teatro e danza – dominano le rassegne Il giardino ritrovato a Palazzo Venezia, Sere d’Arte a Castel Sant’Angelo, Musica al Vittoriano a cura di Ernesto Assante ed ancora In musicaIn scena e Luci su Fortuna in tutti e quarantasei i luoghi d’arte del Polo Museale del Lazio, all’insegna della qualità e della sperimentazione.

© Foto e Video Credits by Giulia Cenciarelli ed Elisa Chana Cecchetti

 

Sui tetti con lo Chef

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Se da una parte vi racconto di #Romanistenza, luoghi romani che non si arrendono ai cambiamenti, dall’altra nutro da sempre un’esigenza di altezza, di aria, di panorami, anzi #Panoromani (come li chiamo io) e quasi di vertigini. Del resto sono il @rondoner o no?
#RomaVerticale è quindi la mia collezione di esplorazione fra i tetti romani, sui roof garden e le terrazze, che aumentano in maniera esponenziale rispetto alla decadenza decantata dai Matia Bazar (ve la ricordate?). Va detto, non sempre con adeguato stile.
L’occasione di poche sere fa quindi, non potevo farmela sfuggire. Ho avuto il piacere di essere invitato sulla Terrazza Posh del Palazzo Naiadi dove l’Executive Chef del Ristorante TazioNiko Sinisgalli ha rinnovato il suo menù ancora una volta finalizzato a deliziare i palati più esigenti con una cucina sensoriale.
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A fianco dello Chef oltre alla sua bella manager ed ispiratrice, Maria Rosito, un team prezioso formato anche da barman acrobatici ed old style, Djset con Christian Marras che si esibiscono ogni giorno con loro a bordo piscina, accompagnando i numerosi degustatori delle bollicine dello Champagne Pommery, le delizie del Caseificio storico di Altamura Stella DiCecca ed i prodotti di bufala Campana della nuova apertura a Roma Delizie Campane.
Posh Terrazza
Maria Rosito a bordo piscina
Il posto è ormai piuttosto famoso in città. Ma un errore che spesso si fa nel giudicare il roof garden del grande palazzo albergo che si affaccia curvo su piazza Esedra, è proprio quello di non avventurarsi oltre, intorno a quella piscina sospesa sui dannunziani profili di via Nazionale. Una tripla esposizione che non teme mai il calo del vento e del respiro intenso sulla capitale.
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Lato Sud Terrazza Posh
Lato Sud
CONTAMINAZIONE DEL SUD ITALIA 
Tornando a Niko, con uno sguardo sempre rivolto alle sue radici del Sud e la voglia di mixare i prodotti di tutte le regioni italiane, lo Chef ricrea una cucina mediterranea capace di esaltare i gusti e i sapori nel nostro Bel paese, senza dimenticare le contaminazioni esotiche e orientali. La punta di diamante è il risotto al lime con cipollotto e tartarre di tonno, ma non sono mancati di certo i piatti più apprezzati dello chef come la Don Mario, il gambero kataifi e il tonno in crosta un vero must della sua cucina.
IL MENU’
Il nuovo menù estivo di Niko Sinisgalli dimostrano la continua ricerca di una cucina salutista non rinunci mai alle materie prime di qualità e all’esaltazione del palato. Trovi tutto su http://www.nikosinisgalli.com/#menu

LO CHEF

Figlio d’arte e poeta visionario della cucina italiana, Niko Sinisgalli ha tradotto in piatti unici la bellezza della nostra Penisola senza mai dimenticare le ricette tipiche ma aggiungendo sempre un tocco innovativo in grado di dar vita a prelibatezze che hanno incantato personaggi illustri come Liam Neeson, Sofia Loren, il Dalai Lama, Richard Gere e Wilbur Smith.
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Le dirette su FB
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La stagione estiva del Vivi-Bistrot

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Vivi Bistrot ha inaugurato le serate estive con gli aperò (aperitivi dalle 19.00 con cocktail e buffet bio), le cene sotto le stelle e le serate a tema.

“Vivi il Saluto al Sole”.

Tornano le lezioni di YOGA completamente gratuite nel parco di Villa Pamphili. Dal martedì alla domenica, dalle 19 alle 20 con i maestri di Yogayur il martedì e tanti altri professionisti gli altri giorni della settimana. Un calendario di appuntamenti con i maestri di YOGA più conosciuti della capitale. Il tramonto diventa un momento magico per salutare il sole e riconnettersi con se stessi nella pace della natura del grande parco di Villa Pamphili.

VIVI YOGAYUR –  TUTTI I MARTEDI’ A PARTIRE DAL 12 GIUGNO dopo il Saluto al Sole, la serata continua con il dj set di Valentín Giglio (a.K.a Sant’Altrove) e per tutti i #bioviziosi, il buffet biologico con un’ampia scelta di deliziosi Mocktail (cocktail analcolici a base di estratti di frutta e verdura in versione detox, energizzante, relax e vitaminico).

Inoltre, ogni ultimo martedì del mese presenterà l’arte consapevole di giocolieri, danzatori e musicisti. Potrete vivere una suggestiva cena accompagnata da performance di danza fluida.

Ecco qualche data:

–         MARTEDI’ 26 GIUGNO: Silvia Vona – Danzatrice Odissi (danza classica indiana ben consolidata e codificata, una danza di gioia intensa, di passione e di amore, che unisce elementi femminili e maschili, danza pura e racconto, divino ed umano).

–         MARTEDI 24 LUGLIO: Paolo Mele (in arte Lucignolo) – LUCIGNOLO in performance di luci e corpo.  Al tramontare del sole si scioglie la tensione del giorno; il movimento è il vettore di queste energie, che incanalate, trovano espressione in forme armoniche di movimento. Il movimento del corpo che danza con un bastone che sembra stregato. Il movimento di luci sul far della sera che disegnano dinamiche geometrie di colore.

Coppia Villa Pamphili

Da ricordare poi:

GIOVEDI’ 14 GIUGNO: GRAND OPENING – VIVI SUMMER PARTY. L’estate è alle porte e Vivi Bistrot inaugura ufficialmente con una festa e un Dj set fino a mezzanotte.

APERITIVI DAL MONDO: Allacciate le cinture Vivi Bistrot vi porta in giro per il mondo fra profumi, musiche e sapori. Vivi Curious!

APERO’ PARTY:

20 GIUGNO BALI

4 LUGLIO INDIA

18 LUGLIO ECUADOR

1 AGOSTO THAY

29 AGOSTO MAROCCO

ALL WHITE IN THE PARK – VILLA PAMPHILI  Una LUNA PIENA come non l’avete mai vista. Vivi Bistrot organizza il PICNIC più CHIC dell’ESTATE!

C’è un menu speciale ma è possibile cenare anche alla carta.

Dress Code: all white – Cena/PIC NIC in bianco dalle 20 30

GIOVEDÌ 28 GIUGNO

VENERDÌ 27 LUGLIO

DOMENICA 26 AGOSTO

FESTA DEL SOLSTIZIO D’ESTATE: GIOVEDI’ 21 GIUGNO: Il giorno più lungo dell’anno si avvicina. Si festeggia dal tramonto all’alba per dare il benvenuto all’estate con tante GOLOSITÀ BIO & DJ SET & FLOWERS EVERYWHERE.

 TEATRO è NATURA – centro estivo teatrale a Villa Pamphilj

Da 8 anni, d’estate, al teatro a Villa Pamphilj, negli spazi di ViviBistrot con Teatro Verde (ingresso via Vitellia 102).60 bambini e ragazzi dai 4 ai 13 anni si incontrano e si confrontano.  Giocano, scoprono e crescono.

Una vacanza in città, divertente ed originale, per scoprire  i mestieri del teatro.  Per quest’anno il tema che abbiamo scelto  è: Ribelli, Coraggiosi, Contestatori, Eroi e Super Eroi. Il pranzo è al Vivibistrot che cucina solo cose buone e riserva ai bambini il giardino della lavanda. Per Info: + 39 06 5882034

Vivi Bistrot Villa Pamphili – Via Vitellia, 102 – 00152 – Roma – Tel. (+39) 06 5827540

 

Romano Fiori: Resilienza* fra i petali

Romano Fiori.
Alessandra e Paola, le gemelle dei fiori

Vanno ancora di moda i fiori? Per Paola e Alessandra sì. Nell’incanto evasivo del loro negozio, “un po’ gabbia e un po’ serra” (sussurra Alessandra) nel cuore della Roma dello shopping, a pochi metri da via Condotti, si può ancora respirare un clima antico. Elegante. Osiamo dire nobile.

Non a caso fra i clienti fedeli che non abbandonano Romano Fiori ci sono ancora le famiglie aristocratiche romane. Blasoni più o meno decaduti, ma ancora capaci di adornare le sale dei palazzi più belli di Roma. Una sorta di affetto parentale.

“Per molti anni abbiamo servito il Circolo della Caccia, qui dietro a Palazzo Borghese”

Romano Fiori: l'interno
Romano Fiori, la Belle Époque dei fiori

Viaggio nel Tempo

Quando si entra, al numero 20 di via Tomacelli, lo si fa quindi in punta di piedi. Perché in questo silenzioso gazebo ottocentesco, ormai senza più insegna (per folli motivi comunali) l’atmosfera quasi esotica ti colpisce subito. Un piccolo viaggio nel tempo, una fuga dal caos del Tridente.

“Questo negozio – ci dice Paola – lo ha creato nostro padre negli anni ‘50, ha cominciato lavorando prima come apprendista e poi pian piano si è creato la sua attività. Avevamo un negozio anche in via Sicilia (zona via Veneto, ndr) insieme a questo di via Tomacelli, ora siamo solo qui. Io e mia sorella. Resistiamo grazie alla conduzione familiare”.

Fiorai eleganti. Per chi vuole fare un servizio a domicilio curato e magari perdere anche del tempo alla scrivania. Per scrivere un bigliettino poetico. Su carta decente. Non quelle cose che ti restano incollate alle dita quando corri ad una laurea.

Romano Fiori: il biglietto
L’arte del biglietto

“Noi facciamo parte della vecchia scuola, abbiamo una clientela antica, che ormai ha passato alle nuove generazione l’amore per i fiori e per la gentilezza. Come un’eredità estetica. E di galateo per i fiori”.

Gli altri giovani comprano sempre meno fiori. Perché non sono stati abituati a vederli. Sentirli. Ci sono ancora i ristoranti, gli alberghi e gli addobbi per eventi, matrimoni e chiese.

“Ma sempre meno perché ormai è un settore specializzato. Spesso concentrato più sulla stilizzazione e la facile manutenzione, rispetto alla quotidianità del grande lavoro che c’è dietro i fiori”.

Ed il lavoro dietro c’è davvero, tanto. Proprio nel retro bottega. L’angolo più artigianale e “manuale” del negozio, che affaccia anche su via dell’Arancio.

I fiori più richiesti

Ma cosa chiede chi entra?

“Qui il grande classico sono le rose, bianche, rosse, ma anche le orchidee. Non esiste inflazione per questi gioielli della natura.

La cosa che colpisce, chiunque abbia ricevuto o regalato (ancora più emozionante) un mazzo di rose di Romano, è la loro “resistenza” al tempo.  Lo garantisco di persona, quale antico cliente.

Romano Fiori: le rose
le celebri rose rosse di Romano Fiori

“Le piante stagionali vanno meno, come le azalee, le ortensie, ma noi lavoriamo prevalentemente con i fiori. Ora per esempio c’è l’esplosione delle peonie. Del resto il nostro cliente abituale sa già quello che vuole. Entra e punta deciso alle sue preferenze”.

Il galateo delle rose.

La dozzina, la doppia dozzina. Il bouquet tondo. Il gambo lungo. Ma soprattutto la consegna a domicilio. Rapida, sicura, discreta.

Romano Fiori: le rose
Esiste un fiore più bello della rosa?

“Faticosa. Perché Roma è diventata sempre più grande e caotica. E noi restiamo un punto di riferimento anche per le tempistiche. I clienti vanno di fretta. Molti di loro ci chiamano anche dall’estero. Clienti affezionati che ancora chiamano, o perfino italiani trasferiti che continuano a chiamare.

Lavoriamo molto col telefono (06 687 6145) con la mail (romanofiori85@yahoo.it). Non solo Interflora. La novità degli ultimi anni, è diventata la prova fotografica”.

Cambiamento sociale e del turismo.

Mentre tutti si riempiono la bocca di “qualità, eccellenza, ospitalità”, il mondo intorno a noi diventa sempre più dispersivo e di massa. Concept e megastore che impongono la stessa composizione per tutti. Annullando di fatto la personalità di un omaggio.

“Non è solo il mercato dei fiori che cambia – spiega Alessandra – è anche il modo di lavorare, del rapporto con società di servizi e personale. Certo, una volta c’era molto più opulenza. Cascate di fiori per ogni occasione. Ora va di moda la stilizzazione”.

E i turisti?

“Entrano sempre diversi turisti. Americani e russi. Poi gli orientali. Giapponesi su tutti”.

Di certo gli stranieri, quelli di un certo livello, notano subito la classe di questo posto.

Ecco qui, che altro dire? Un ringraziamento speciale ad Alessandra e Paola, ed un invito a tutti voi di passare a trovarle, anche solo per respirare il profumo, è proprio il caso di dirlo, di un’atmosfera unica.

Romano Fiori: Alessandra e Paola
Le sorelle dei Fiori
*Nota Bene.
Questo articolo fa parte di una collezione che abbiamo cominciato a raccogliere, che punta a raccontare la Roma che resiste a cambiamenti sempre peggiori. Una Roma che non smette di difendere la sua Bellezza, la sua Storia, e vorrei aggiungere la sua Educazione. Perché Roma, nonostante tutto, resta Capitale del Mondo, con il compito di offrire civiltà, cultura e udite, udite, perfino Gentilezza.
Per questo motivo la categoria che abbiamo coniato, in questa fase di resistenza e resilienza, appunto #Romanistenza. Un modo tutto nostro di non arrendersi mai.

 

Binario18: in arrivo e in partenza la creatività

Arte, comics, fotografia, clothes, comunicazione, musica e street food. Vi presentiamo Binario18.

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Oggi è l’ultimo giorno della ricchissima offerta alle Officine Farneto. Da non perdere la serata finale.

Creatività, grafica, comunicazione, musica e food convergono in tre giorni di mostre, workshop, live performance, formazione e talk.

Binario18 è un evento lungo tre giorni, dal 20 al 22 aprile presso le OFFICINE FARNETO, appena sopra lo Stadio Olimpico. 

Charis Tsevis

Oltre all’esposizione di oltre 30 artisti che rappresentano illustrazione, fotografia, street art, Binario18 presenterà un concerto inedito di Boosta con live performance di Luca Barcellona, mostre personali create ad hoc da artisti come Fernando Cobelo, opere realizzate onsite come quella dell’artista romano Maupal e workshop sperimentali come QMQ di iosonopipo e talk di The Pills e della fotografa Ilaria Magliocchetti Lombi

TuttiSanti

Elia Colombo

Binario18 parla ad un pubblico di professionisti, appassionati, curiosi in cerca di ispirazione e giovani creativi desiderosi di contatti (portfolio point). Perché questo nome? Il codice binario è stato uno dei fattori che ha permesso che la produzione artistica si evolvesse. Ad oggi la comunicazione visiva costituisce una tela bianca animata dalla grafica tradizionale e digitale. Sulla scia di questo legame fra arte e tecnologia è stato scelto un nome che, per la sua natura intrinseca, permette di esplicitare l’unione fra print e digital.

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Gli ideatori di questo evento sono quelli di APLOADagenzia di marketing e comunicazione a cui si unisce la LUISS BUSINESS SCHOOL, scuola manageriale di alto profilo.

Da non dimenticare l’ottima offerte food e drink per la serata.

Giudizio Universale: giudizio relativo

Siamo stati alla Prima dello show ideato da Marco Balich, all’Auditorium Conciliazione di Roma. Uno spettacolo “senza precedenti” alla scoperta della Cappella Sistina.

Giudizio Universale (dettaglio di colori)
Affascinante pioggia di tessuti sul pubblico

E’ difficile anche solo decidere da dove cominciare nel raccontarvi “Giudizio Universale. Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel”.

A scanso di equivoci. Il mio il giudizio sul Giudizio è quello di un semplice spettatore, quindi relativo. E dico subito: vale senz’altro la pena andare a vederlo. O per meglio dire, sentirlo.

Si tratta infatti di un viaggio sensoriale che fonde diversi linguaggi per offrire un intrattenimento unico nel suo genere. Musica, effetti visivi, cinema, animazione 3D, quasi realtà aumentata, danza, teatro, fotografia, effetti olfattivi, interazione col pubblico. In altre parole: Immersività.

Alla base c’è l’avvolgimento delle proiezioni a 270° che porta lo spettatore al centro stesso dell’evento. Le volte e i laterali dell’Auditorium diventano parte dello schermo. Questo genere di tecnica è apparsa per la prima volta negli anni 90, nei grandi parchi di divertimento americani, come gli Universal Studios* di Los Angeles. Ereditata dai simulatori di volo. Poi l’abbiamo incontrata parzialmente anche in Europa, personalmente a Parigi, nel cinema sferico della Géode. Tuttavia, come detto, ancora nessuno aveva mischiato tanto le carte, lasciando il palco al centro, inserendo figure umane, coreografie ed ogni genere di performance offra oggi il live entertaiment.

L’immersività delle proiezioni a 270° sono realizzate grazie ai proiettori laser ad alta luminosità della gamma professionale Panasonic. A curarne i contenuti è Luke Halls, video designer già al lavoro con Rihanna e la Royal Opera House di Londra. Fanno parte del team creativo internazionale che contribuisce alla realizzazione dello show anche Fotis Nikolaou, storico danzatore di Dimitris Papaioannou e coreografo delle Cerimonie delle Olimpiadi di Atene, Rob Hallowey e Bruno Poet, light designers di innumerevoli opere teatrali in tutto il mondo, da Oslo a Broadway.

Al tema originale di Sting si aggiungono le musiche di John Metcalfe, figura di riferimento della scena pop-rock contemporanea e arrangiatore e produttore di artisti come U2, Morrissey, Blur e Coldplay.

Insomma, capite bene che il risultato sia imponente. Persino oltre le nostre capacità. Sicuramente oltre le nostre abitudini. Ecco. Forse c’è troppa arte al fuoco.

Siamo di fronte ad un esperimento. Mi pare evidente. Lo stesso Balich, direttore artistico e produttore di Cerimonie Olimpiche, da Torino 2006 a Rio 2016, ha presentato la sua opera con una certa dose di curiosità per la reazione del pubblico.

Perciò qualche critica è doveroso farla.

A mio avviso, il rischio è quello di disperdere l’energia del viaggio sensoriale saltando su troppi ponti. La Babele dell’intrattenimento fa confondere i piani, sfocando la preziosa tecnologia a disposizione.

Probabilmente le figure umane dovrebbero entrare meno sulla scena. Limitando la deriva broadwaiana, per non dire quella cinematografica di Tony Manero in Staying Alive. Dopo tutto Michelangelo non ha alcun bisogno di diventare un Jesus Christ Superstar, per battere i rivali Marvel.

Michelangelo Volante
Super Michelangelo

Oserei giudicare anche esagerati gli effetti visivi che partono da un avvolgente e comprensibile Planetario per esplodere in raggi di luce alla Kubrick, che torna anche nel primo monolite bianco e lucente, che nasconde il Davidone turistico. Bastava meno. Vi assicuro. Soprattutto in termini di tempo.

Apprezzabile invece la concessione (non so se fosse una deroga solo per la Prima) al pubblico di usare ed abusare i propri smartphone durante lo spettacolo. Un tantino fastidioso (dipende anche dall’educazione individuale) per chi siede accanto o dietro, ma inevitabile in un trionfo virtuale del genere. La dimostrazione che nessuna ripresa o foto può competere con l’esperienza diretta.

Cosa mi è piaciuto allora?

Ho trovato meravigliosamente affascinanti i dialoghi e la loro ambientazione in chiaroscuro, con la voce ferma di un Pierfrancesco Favino ormai sempre più maturo, prestata all’artista. Sono utilissimi a spiegare elementi storici che per molti sembrano arcinoti, ma che non sfiorerebbero in alcun modo la capoccia della grande massa di pubblico che invade ogni giorno la Cappella Sistina.

E qui si vede il buon lavoro d’umiltà che Balich e i suoi hanno svolto per preparare il progetto, nato e cresciuto grazie alla disponibilità dei Musei Vaticani.

“Fin dal nostro primo incontro, quando nel 2015 Monsignor Nicolini e l’allora Direttore Antonio Paolucci ci hanno accolto, abbiamo trovato grande attenzione e ascolto a una proposta innovativa nella forma e nel linguaggio”.

Nella parte centrale dello spettacolo, assistiamo dunque alle scene più importanti, e forse anche più belle, rivelatrici di aspetti determinanti per affrontare una visita migliore alla Cappella Sistina.

La Roma di quel tempo. Sublime è il volo in 3D che ci permette di rivivere una passeggiata tra Isola Tiberina, Ponte Sisto fino a Castel Sant’Angelo e Cupolone in costruzione.

Mi ha ricordato la piccola (in confronto) perla di Paco Lanciano all’Augustus, una versione “mini” della visione avvolgente, tutto sommato molto più romantica e ordinata.

Applausi anche per il rapporto tra Michelangelo e Giulio II, la posizione della Chiesa e quella di un uomo del Rinascimento, più di due secoli prima dell’Illuminismo.

Perugino
Mosè in Egitto e Battesimo di Cristo (Perugino)

Lineari e ben fatte le presentazioni narranti e visive delle opere stupende (Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio..) già presenti nella Cappella, con le critiche e l’autocritica del superbo Buonarroti nei confronti dell’arte che meno gli era congeniale: la pittura. Soprattutto emerge bene il suo “obbligo” a dover affrescare la Cappella. Particolarmente in tarda età. Lo sviluppo ed il lungo completamento della stessa.

Prima che egli metta mano di nuovo ai pennelli per affrontare la parete del Giudizio Universale, passeranno infatti ben 30 anni, ed un nuovo Papa, Clemente VII, il cui Conclave profumato d’incenso (in sala!)..

Verso il Conclave
Clemente VII (Giulio de Medici)

..e l’insediamento in piazza San Pietro che ti abbraccia berninianamente, per me restano gli effetti più suggestivi .

E di nuovo qui sorge una domanda un po’ critica. Lo show dura giustamente poco, un’ora circa. Perché si chiama Giudizio Universale se l’omaggio, con il canto latino di Sting, al celebre affresco in effetti dura solo gli ultimi 10, 15 minuti?

Dopo averci spiegato con grande, quasi pedante dovizia di particolari, con tanto di balletti e coreografie i capitoli della Genesi sul soffitto…

Adamo ed Eva e il serpente
Capitolo della Genesi (Michelangelo)

…si poteva pretendere qualcosa di più anche per l’opera che offre il titolo allo spettacolo? Perché fa solo da sipario?

Tuttavia la risposta questa volta me la posso dare da solo. Forse riesco a darmela anche per la critica principale: troppa Arte al fuoco.

La Cappella Sistina è troppo. Lo è già di suo. Lo è da quando fu completata. Per ogni uomo che vi entra. Non riesci a contenerla nei sensi.

Michelangelo era un Genio. Vero. Nato e vissuto in un’epoca dove i geni non mancavano, a differenza di oggi, dove ce ne sono davvero pochi, zero nell’Arte, eppure si abusa della parola “genio”. Dall’alto della sua vanità, Buonarroti sapeva di non essere un grande pittore, almeno al livello della sua immensità come scultore e architetto, sapeva che sarebbe stato “troppo” completare così la Cappella. Ma se questo era quello che volevano i Papi (anche loro, non modestissimi sul senso estestico), o addirittura Dio, lui lo avrebbe fatto al meglio.

Ebbene lo spettacolo riesce a dare questa emozione. La Cappella Sistina ti precipita addosso. Ti fa perdere l’orientamento. Ti toglie il fiato. Ti spaventa. Ti prosciuga. Ti schiaccia e ti esalta.

E’ il Giudizio Universale, baby.

Giudizio Universale: la fine
La Cappella Sistina ricostruita graficamente

Ps. Il sole finale acciecante invece non ha proprio senso. Se torno mi porto gli occhiali da saldatore di Flashdance.

[* in quei casi però anche il piano di seduta dello spettatore viene inclinato, e si sposta a seconda dell’immagine proiettata]

Altre immagini “in diretta” sulla pagina di RomaOra

Alberto Sordi al Palladium

Alberto Sordi

Sono già cominciati gli appuntamenti per celebrare e ricordare Alberto Sordi. Domani infatti, 24 febbraio, saranno quindici anni di distanza dalla morte di Albertone (2003).

L’Università Roma Tre lo ricorderà al Teatro Palladium sabato 24 febbraio alle ore 20,30 con una serata curata da Christian Uva e Vito Zagarrio.  Ad aprire l’evento sarà Enrico Vanzina, figlio di Steno, che introdurrà un montaggio di sequenze di film del padre interpretati dal grande attore romano.

Seguirà la proiezione del documentario “Alberto il grande” (80’, 2013) di Carlo e Luca Verdone, alla presenza di Luca Verdone e Alberto Crespi.

La doppia giornata di studi, proiezioni ed incontri dal titolo Alberto Sordinella storia dello spettacolo italiano. Cinema, radio, televisione, varietà,  è però già cominciata. In collaborazione con l’Università di Roma La Sapienza ed il Centro di produzioni audiovisivi dell’Università degli Studi Roma Tre, di cui di seguito il programma:

Venerdì 23 febbraio
GIORNATA DI STUDI
a cura di Andrea Minuz e Christian Uva
presso “Sapienza” Università di Roma – Dipartimento di Storia dell’Arte e Spettacolo (AULA LEVI)
Via dei Volsci, 122

Ore 9
Apertura dei lavori
Andrea Minuz (“Sapienza” Università di Roma)
Christian Uva (Università Roma Tre)

Ore 9,30
Alberto Sordi: maschere, voci, raffigurazioni di un italiano
chair : Stefania Parigi (Università Roma Tre)
Andrea Bini (American University of Rome) | Alberto Sordi, ovvero: la psicopatologia dell’italiano medio
Gabriele Gimmelli (Università di Bergamo) | Il domatore e la belva. Alberto Sordi secondo Mario Monicelli
Denis Lotti (Università di Padova) | Gastone. Una maschera e tre volti. Bonnard, Sordi e il passaggio del testimone “divistico” tra muto e sonoro
Francesca Cantore (“Sapienza” Università di Roma) | «Anche se non lo sa, lei è uno di noi!». Analisi della ricezione di Una vita difficile
Carlotta Guido (“Sapienza” Università di Roma) | «Lei parla male»: Alberto Sordi e l’arte del doppiaggio come pratica storica e personale
Gabriele Landrini (“Sapienza” Università di Roma) | «La vera vita è quella del sogno». Come Alberto Sordi ha raccontato l’editoria popolare
Matteo Pollone (Università di Torino) | Sordi disegnato: Alberto Sordi tra caricatura, illustrazione e fumetto.

Ore 12,30
Keynote speaker
Mariapia Comand (Università di Udine)
Alberto Sordi, il corpo del comico

Ore 15
La circolazione internazionale dell’immagine di Alberto Sordi: modelli, stereotipi, ricezione critica
chair : Massimo Scaglioni (Università Cattolica, Milano)
Dom Holdaway (Università di Bologna) | «Too parochial to travel well»: Sordi e la cultura britannica
Valerio Coladonato (American University of Paris) | Cugini lontani: Sordi e il boom visti dalla Francia
Damiano Garofalo (Università Cattolica, Milano) | Tra mafia e boom: la circolazione contemporanea di Sordi negli Stati Uniti

Ore 16,30
Tavola rotonda
Intervengono: Laura Delli Colli (SNGCI – Fondazione Cinema per Roma), Mariarosa Mancuso (Il Foglio), Emiliano Morreale (“Sapienza” Università di Roma), Vito Zagarrio (Università Roma Tre)
Coordinano: Andrea Minuz e Christian Uva

Sabato 24 febbraio
INCONTRI E PROIEZIONI
a cura di Christian Uva e Vito Zagarrio
presso Università Roma Tre
Teatro Palladium
Piazza Bartolomeo Romano, 8

Introducono Christian Uva e Vito Zagarrio
Montaggio di sequenze di film di Steno introdotto da Enrico Vanzina
Proiezione del film Alberto il grande (80’, 2013) di Carlo e Luca Verdone alla presenza di Luca Verdone, con un intervento di Alberto Crespi

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Welcome to Rome: Rispettate la Grandezza di Roma.

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Ci ho messo un po’ a sbobinare tutto il materiale che avevo raccolto una settimana fa all’ex Cinema Augustus durante la presentazione dell’ultima “versione” di Welcome to Rome, lo spettacolo multimediale, ideato dal brillante ed istrionico Paco Lanciano.

L’occasione è stata il  nuovo speciale dedicato alla capitale, in edicola con il mensile Dove. Di cui hanno poi hanno “chiacchierato” la direttrice Simona TedescoMargherita Guccione, Direttore Architettura del Museo MAXXI e l’Assessore allo Sviluppo economico, Turismo e Lavoro di Roma Capitale, Adriano Meloni per raccontarci una Roma più contemporanea ed innovativa, ma anche da “scoprire”, intorno e sotto…

Tornando però  all’ultimo nato di Paco Lanciano, realizzato dopo i capolavori delle Domus Romane di Palazzo Valentini e i Fori di Augusto e di Cesare, non posso che applaudire e commuovermi anche un po’ (!) per Welcome to Rome.

Perché nella sua “semplicità”, è davvero un piccolo grande omaggio alla grandezza di Roma. Ecco, forse da La Grande Bellezza, finalmente si passa a La Bella Grandezza. Che oltre a celebrare in maniera spesso retorica, dobbiamo imparare a conoscere, studiare, raccontare e soprattutto rispettare.

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In questo delizioso collage di multiproiezioni avvolgenti e plastici interattivi, tutti rigorosamente “nostrani”, si possono rivivere in 27 minuti, 2700 anni di Storia. Pareti e soffitti si animano mentre a terra un grande plastico della città si illumina per mostrare l’evoluzione di Roma nei secoli.

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Ovviamente rimanendo in una cornice generale, narrativa ed immersiva, ma senza tendere mai alla banalità turistica. Non è un caso che Paco ci abbia sottolineato come fra i commenti più entusiastici ci siano proprio i nostri. Quelli dei cittadini di Roma.

Forse anche perché siamo stanchi di sentirci dire da fuori come Roma fosse Caput Mundi solo in un remoto impero, di cui non abbiamo ereditato molto. Come se Medioevo, Rinascimento, Barocco o Risorgimento non fossero stati determinati dal rapporto con Roma…

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Palazzi, chiese, monumenti e strade. Con un taglio decisamente urbanistico. Un’esperienza unica grazie alla quale tutti potranno costruirsi una mappa di riferimento per provare a capire meglio la città di Roma.

Per questo sono stati creati anche 4 exhibit interattivi che permettono di Ri-conoscere quegli eccezionali capolavori della città in cui viviamo: i Fori Imperiali, il Foro di Augusto, il Mausoleo di Adriano e la Basilica di San Pietro.

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Inoltre la realizzazione all’interno dello storico Cinema Augustus, in Corso Vittorio Emanuele II, 203, ha dimostrato come rilanciare le sale cinematografiche. Il luogo infatti, dopo anni di inattività, si è trasformato in un nuovo centro di cultura, informazione ed intrattenimento di qualità per scuole, turisti e cittadini.

Io lo consiglio a tutti. Agli amici stranieri e a quelli romani.

Questo è il sito ufficiale.

Qui tutte le altre foto sulla nostra pagina facebook

https://www.facebook.com/pg/RomaOra/photos/?tab=album&album_id=757213121154495

 

Terremoto a Roma. Un po’ di Storia.

Dato che in molti mi hanno chiesto se, secondo il sottoscritto, “possono stare tranquilli”, mi vedo costretto a raccogliere qualche dato per spiegare la mia posizione da cittadino romano nei confronti dell’ansia da terremoto.

Primo.

Non essendo un sismologo, perché diamine mi chiedete cose del genere?

Secondo.

Ognuno ha il suo modo di reagire a certi fenomeni. Io sono molto fatalista per quel che riguarda la Natura. Anzi un leopardiano. Quindi non penso che i nostri affanni e lamenti possano incidere molto sulla temibile Matrigna. Ci sono esempi anche recenti di paesi molto più attrezzati che vengono spazzati via dalla forza “bio” (doc!). Da questo punto di vista ho sempre trovato ridicole le campagne ecologiche che raccontano di come l’uomo “distrugga” il naturale. Semmai, dall’alto della sua presunzione controproducente, distrugge il “proprio ambiente”… ma questo è un altro (e troppo lungo) discorso.

Terzo.

Detto tutto questo. Certo non invito a star seduti sereni aspettando che vengano giù i palazzi, anzi, sono il primo ad informarmi usando tutti i mezzi, e sostenendo anche la profonda utilità dei social network, senza che ci sia il solito #socialmoralista antibufala che venga a farmi la lezione. Fra i tanti difetti odierni, abbiamo uno strumento eccezionale: la rapidità dell’informazione reale. Con tutti i suoi rischi, che impariamo a maneggiare. Usiamola. Informiamoci ovunque e costantemente seguendo i canali principali intanto. Che sono diversi. (Solo due esempi nei link).

Quarto.

Torniamo a Roma. Perché di questo mi avete chiesto. Ovviamente non siamo abituati alla semplice “sensazione” del terremoto, figuriamoci con scosse così penetranti. Tuttavia anche in questo caso ripassiamo un po’ di Storia. E diamoci un’occhiata intorno.

Roma non è stata costruita in un giorno. E tutto sommato abbiamo ancora qualche pezzo pregiato, che ci resta da qualche millennio. Inutile continuare a sospettare che gli esperti non ci dicano la verità quando sostengono che la zona dove viviamo, non rientra nelle zone a maggiore pericolosità sismica della nostra penisola.

Gli effetti dei terremoti, qui arrivano sempre, di riflesso. Da lontano per intenderci. Non sotto di noi. Certo, anche qui si aprono crepe e gli assestamenti creano danni, ma è difficile che venga giù un palazzo (antico, tocca aggiungere, perché fra i moderni, esistono responsabilità ben diverse).

Comunque, in rete ho trovato questa lista dei principali eventi sismici avvertiti a Roma, con data, area dell’epicentro e magnitudo:

– 9 Settembre 1349, aquilano 6.5;
– 14 Gennaio 1703, appenino reatino 6.8;
– 22 Marzo 1812, area di Roma 5.0 (un po’ generico questo epicentro ndr*);
– 1 Novembre 1895, Castelporziano 4.8;
– 19 Luglio 1899, Colli Albani 5.2;
– 31 Agosto 1909, Monte Mario 4.8 (interessante, da approfondire ndr**);
– 10 Aprile 1911, Frascati 4.6;
– 13 Gennaio 1915, Avezzano 7.0;
– 26 Settembre 1997, Colfiorito 6.0.

Ecco più dati sulla lista. Li trovate qui. E questa la scheda originale di Pr.Civ..

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Questa è invece la più aggiornata classificazione di Roma e del Lazio in termini di zona sismica

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C’è poi un interessante studio condotto per quindici anni da Fabrizio Galadini ricercatore dell’Istituto nazionale di geologia e vulcanologia, in collaborazione con la Soprintendenza ai beni archeologici di Roma, ha rimappato le tracce archeologiche dei terremoti a Roma tra il VI e il IX secolo d.C. che ritroviamo in un articolo de Il Messaggero.

Le fonti scritte citano cinque terremoti per il periodo compreso tra il VI e il IX secolo (443, 484, 508, 801, 847) ma non sono riportati i danni specifici in riferimento a ciascun sisma.

Ma tracce «vistose» provengono dal Tempio di Venere Genitrice nel Foro di Cesare, e di Marte Ultore al Foro di Augusto, dove un frammento di colonna ha svelato in una incisione il nome di «Decius Venantius», lo stesso patrizio che sanò, a spese sue, gli ingenti danni del terremoto generati al Colosseo nel 484. L’Anfiteatro Flavio ha sofferto i terremoti del 443, 484-508, ma anche del 1349 col collasso delle arcate esterne nel settore meridionale.

“I terremoti del 484 e 508 ha generato danni a Roma, ma le indagini geologiche consentono oggi di ipotizzare che il terremoto si sia originato nel settore appenninico – riflette Galadino – Le indagini hanno consentito di riconoscere l’epicentro nella faglia del Fucino, nella zona di Avezzano, e gli scavi archeologici ad Alba Fucens hanno evidenziato la distruzione di questa antica città proprio tra V-VI secolo d.C.”.

Insomma. Nonostante i titoli un po’ esagerati, sempre a caccia dell’ansia del cittadino romano, direi che possiamo agitarci di meno. Magari non “chiudere le scuole” dopo un giorno intero dalla scossa più forte. Anche per tranquillizzare la popolazione.

Se davvero dovesse succedere qualcosa di tremendo, significherebbe che Roma vivrebbe l’evento più epocale nella sua Storia di quasi 3000 anni.

Terremoto del 22 marzo 1812
E’ il più forte evento sismico di origine locale di cui si ha notizia. A Roma produsse danni generalmente leggeri, ma molto diffusi, e raggiunse un’intensità pari al VI-VII grado MCS. L’epicentro, pur ricadendo sicuramente nell’area di Roma, appare piuttosto incerto in quanto non sono state recuperate notizie precise sul risentimento in località vicine alla città. Il terremoto provocò a Roma danni generalmente leggeri, ma molto diffusi. Il panico fu tale che tutti uscirono dalle case e passarono il resto della notte per le strade e le piazze. Settele, testimone oculare, circa venti giorni dopo il terremoto scrive nel suo diario che “la gente ha avuto molta paura del terremoto, alcuni ancora non possono riaversi… ogni giorno dicesi che si è sentito il terremoto, io non l’ho sentito più, io credo, che la paura faccia credere terremoto qualunque moto si senta nelle case”. Il quadro del danneggiamento comprende il crollo totale di una casa rurale “fuori Porta San Paolo”, rari e limitati crolli parziali, la caduta di un grosso “pezzo di muro” dall’Arco di Dolabella al Celio il crollo di una “porzione di muro” e “rovina di una parte della facciata” della chiesa di San Paolo alle Tre Fontane in zona Eur. Danni gravi ad una loggia del complesso della chiesa del Gesù, successivamente demolita in quanto non più recuperabile e alle chiese di San Giovanni della Malva e di San Benedetto in Piscinula, che si trovavano in cattivissimo stato di conservazione. Alcune crepe o lesioni nei muri.
Caduta totale o parziale di alcuni camini e di intonaci; anche dal cornicione del Colosseo caddero alcuni frammenti. Notevole la diffusione di danni lievi, come leggere lesioni con caduta di calcinacci in oltre quaranta chiese e in numerosi palazzi ed abitazioni.

**Terremoto del 31 agosto 1909
Il terremoto, avvenuto alle ore 13.41 (GMT), fu risentito in tutta la provincia di Roma ed interessò una limitatissima area a nord-ovest di Monte Mario con i massimi effetti, riferibili al VI grado MCS. Leggeri danni ad edifici si verificarono nei dintorni sia dell’attuale chiesa di San Francesco d’Assisi (all’epoca chiamata “Sant’Onofrio in Campagna”), sia della vicina stazione Monte Mario della linea ferroviaria Roma-Viterbo. Nell’area danneggiata erano presenti all’epoca soprattutto case di tipo rurale. Grande fu il panico nei quartiere Trionfale e Prati, più vicini all’epicentro del terremoto, a Trastevere, nel quartiere Testaccio e nelle zone di Porta Pia e Porta San Lorenzo. I danni agli edifici furono molto lievi, limitati a pochissimi edifici (una quindicina) e quasi sempre costituiti dall’aggravamento di lesioni già esistenti.