ContamiNation: Roma e il Grand Tour di arte e design raccontati da sei creativi internazionali

La rassegna ContamiNation con sei protagonisti d’eccellenza, da Hollywood al fumetto. In palio due borse di studio

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ContamiNation, la rassegna che fa rivivere il mito di Roma e il Grand Tour di arte e design attraverso la voce e i racconti di sei creativi d’eccellenza, torna con Giuseppe Cristiano il 21 febbraio. Il protagonista del nuovo incontro è un illustratore storyboard artist, vive tra l’Italia e l’America e disegna per film, serie tv (CSI), videoclip per Radiohead, Madonna, Moby, lavorando a fianco di registi come Jonas Åkerlund e Johan Renck. L’appuntamento come gli altri in programma, rende la Capitale un palcoscenico dove portare in scena il dietro le quinte di ciò che rappresentano oggi arte e design, grazie all’idea  di Cappelli Identity Design e mette in palio due borse di studio per studenti dall’estero. L’evento si svolgerà proprio nella sede dello studio multidisciplinare e sarà anche in streaming sulla pagina Facebook Cappelli Identity Design e sul canale Vimeo.

Una serie di masterclass da non perdere e due borse di studio

“L’idea di ContamiNation prende forma dal concetto di integrazione e di scambio di conoscenze, l’obiettivo è di contaminare e farsi contaminare attraverso memorie e percezioni visive”, spiega Emanuele Cappelli CEO di Cappelli Identity Design. Gli fa eco Cristiano, il quale narra con entusiasmo in cosa consiste il suo lavoro e come lo renderà fruibile agli ascoltatori: “Racconto come nasce un’idea, e come da lì si arriva al personaggio. Lo storyboard è la pre-visualizzazione di un progetto, la prima occasione per poter visualizzare un’idea fino ad allora rimasta in una sceneggiatura o nella mente di chi l’ha concepita, e di come sia uno strumento necessario per tutto il team di lavoro, dalla fase di pre-produzione fino a quella di montaggio”.
Il programma proseguirà ogni mese fino a giugno, con talk di creativi italiani che dalla sede di Cappelli Identity Design condivideranno visioni, progetti, esperienze del proprio lavoro. Gli altri ospiti sono Alice Scornajenghi, copywriter e cofondatrice della rivista Ossì, l’illustratrice e fumettista Rita Petruccioli, l’esperto di big data Luca Pappalardo e il designer Antonio Aricò. In più, sono previste anche due borse di studio rivolte a studenti provenienti  dall’estero per l’elaborazione di un proprio progetto di ricerca negli ambienti più dinamici del design e dell’arte di Roma.
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Roma coi fiocchi per Natale: torna The Biggest Bow

Un progetto natalizio che torna ancora una volta e punta sull’urban art: con The Biggest Bow due capolavori dell’architettura romana sono stati addobbati con enormi fiocchi rossi

Due enormi fiocchi rossi a impacchettare altrettanti cadeaux speciali, che non troveremo sotto l’albero ma in giro per la Capitale. Tra i tanti capolavori dell’architettura storica e contemporanea di Roma, infatti, spiccano il Centro Direzionale Argonauta, (tra i principali edifici a efficienze energetica d’Europa) e le torri Lafuente che per l’occasione appaiono ricoperti da un nastro luminoso che culmina in un gigantesco nodo a ricordare il Natale. 

Architettura contemporanea, sostenibilità e urban art

Il progetto The Biggest Bow è un gradito ritorno: la sua una doppia installazione nasconde anche una novità che tiene alto il valore della sostenibilità. Il Centro Direzionane Argonauta, nello specifico, ospitando ogni giorno fino a 5mila persone, potrebbe diventare un hub della creatività con strutture indoor e outdoor ispirate a un’idea di condivisione dello spazio. Oggi è uno dei principali edifici ad efficienza energetica d’Europa e il primo dell’area di Roma Capitale, grazie al restauro a cura dell’Agenzia di Architettura guidata da Isabelle M. Rizk che ha da poco portato 657 pannelli solari con una produzione annua di 137.62 MW, a cui si somma l’impianto fotovoltaico sulle pensiline, di 365 kWp distribuito su di una superficie di 2.176,70mq, per una produzione annua di 484.472 kWh. I due impianti generano insieme 622.092 kWh annui, interamente a servizio dell’edificio. Il risparmio in termini di CO2 è stimato in circa 170 tonnellate per anno.

The Biggest Bow: l’iniziativa

I fiocchi color rosso fuoco, adorneranno i due palazzi per tutto il periodo festivo e a commissionare il progetto è Valle Giulia Real Estate, proprietaria degli edifici, mentre l’ideazione si deve a Thirtyone Design, fondata nel 2015 da Claudia Campone e la realizzazione, per il terzo anno consecutivo, a Fly In, azienda italiana leader nel settore dei gonfiabili con il supporto di Tecnostyle. Il Centro direzionale Argonauta, si trova in zona Ostiense, e le torri Lafuente a Parco de’ Medici, visibili dall’autostrada Roma-Fiumicino, capolavoro dell’architettura del Novecento firmato da Julio Lafuente e Gaetano Rebecchini alla fine degli anni Settanta del secolo scorso. I decori natalizi, sono illuminati internamente in modo da essere visibili anche la notte e sono posti sulle facciate degli edifici. Nelle torri Lafuente, l’installazione si arricchisce anche di un grande rocchetto di nastro rosso con un paio di forbici, come se un gigante le avesse lasciate lì con l’intenzione di tornare a finire la decorazione. Un modo scenografico e ironico per celebrare il periodo in arrivo.

Ciao Carmine, portiere della mia vita

Il nostro ascensore
il penultimo “guasto”

Non avrei mai creduto di scrivere di te, per tali circostanze. Mai.

Quello che è successo la settimana scorsa è talmente impensabile che ancora oggi mi sembra si tratti solo di un grande, macabro scherzo.

Leggendo in giro, però, maldestri tuoi ritratti, politicamente corretti, e ancor più corrotti politicamente, ho sentito il bisogno di buttare giù qualcosa. Perché i ricordi di una vita non possono certo precipitare giù così, in uno sgambetto del Destino (ancora oggi dalla dinamica incomprensibile) e perdersi in un assurdo incidente sul lavoro.

Caro Carmine, sei stato molto più di un portiere di un palazzo, quello dove sono nato e cresciuto per più di 30 anni. Sei stato un autentico parente. Stretto. Tanto che ai miei figli, con cui mai evitavi di giocare e scherzare, ti facevo sempre salutare come “lo zio Carmine”.

Perché i parenti non te li scegli. Ti capitano. Poi magari ne preferisci alcuni. E con te fu praticamente naturale. Non c’è stato giorno o sera in cui ti incrociassi, senza una battuta, un’analisi sociale, un commento di cronaca, di politica, una previsione meteo o una freddura esistenziale. Non c’era scampo. Appena passavo, sapevo che avrei speso qualche minuto con te.

Avevo circa 12 anni quando sei apparso lì sotto, nel severo androne buio del palazzo un po’ decadente, che all’epoca mi ricordava quello di Blade Runner (dove viveva JF Sebastian con i suoi giocattoli). Piazza dei Santi Apostoli era sempre bellissima, elegante salotto, ma già folle ostaggio dei comizi.

Non avevi ancora nemmeno la guardiola. Quella che era stata anche la casa di Dino, Prima e Liliana. Ti avevano piazzato in un angolo umido, dove partivano le scale di servizio, proprio accanto all’ascensore.

Eri un di incrocio tra Totò e Sylvester Stallone. Ironico, generoso, coraggioso. In grado di resistere alle tipiche scaramucce tra condomini, in effetti per molti anni pochi e sparuti, quasi amici, nel grande edificio semi deserto, con l’alto portone pesante a protezione del maniero. Senza nemmeno il citofono. Quello arrivò solo decenni dopo.

Ovviamente offristi da subito la tua preziosa competenza su tutto. La retorica con cui celebrano adesso la tua scomparsa ti farebbe ridere, ne sono sicuro. Eri tutto, Carmine, fuorché umile o semplice.

Perché eri un tuttologo.

Non c’era argomento od entità che ti mettesse a disagio. Venivi dalla Terra dell’Arguzia e dello Scetticismo. Rocchetta Sant’Antonio, un piccolo paese in provincia di Foggia. Ricordo come anticipavi le domande dei miei esami, ridimensionando le mie ansie. Nulla ti stupiva, e nessuno “ti sfuggiva” nel passaggio per l’androne.

Eri molto più incisivo di quei “dicaaa” che risuonano strascicati e caustici in ogni portone e cortile romano, poco dopo che, varcata una soglia, invano si cerca di capire da che parte andare. Forse eri troppo investigativo, ma faceva parte del tuo ruolo. A cui tenevi molto.

Del resto, come scritto, hai fatto a tempo a conoscere e frequentare una Roma del centro storico molto diversa rispetto a quella attuale. Più isolata e residenziale, fatta di piccoli negozi ed artigiani. Nobili decaduti e frati. Cittadini e famiglie. Molti meno turisti. Molti meno politici o servili entourage della Casta. Zero uffici. Pochissimi pacchi da consegnare. Nessun NCC con cui litigare.

L’assenza del citofono, poi, costringeva ad un filtraggio autentico. Tu eri il vero Mastro di Chiavi del Palazzo. Ne conoscevi i meandri ed i tortuosi labirinti che mi permettevano (accompagnato da te) di recuperare palloni fatti in casa col nastro isolante finiti su tetti e terrazzi abbandonati. Scavalcavamo insieme cornicioni e comignoli, godendoci l’isolamento dei supereroi capitolini. Quando ancora non c’erano gabbiani e paraboliche, ma solo rondoni e antenne storte a graffiare le tegole sul tetto del Mondo.

Perché il Centro non era “alla moda”. Anzi. 

Era tutto più un arrangiarsi. Da soli. E tu in questa arte molto italiana eccellevi. Conoscevi rudimenti d’idraulica e meccanica, elettricità e falegnameria, che ti permettevano di riparare un po’ di tutto o quanto meno di tentare. Non ti perdevi mai d’animo. Al caldo o al freddo, trovavi sempre una soluzione. Magari ti lamentavi un po’, sempre rispettando le consegne, ma tutto sommato sapevi che avresti provato a risolvere da solo. Eri fissato con l’igiene, ed esageravi col profumo. Ma il nostro androne non è mai stato disordinato. Né le scale sporche.

Fu merito tuo se arrivarono le robuste maniglie che ancora oggi usiamo per tirare e accompagnare il gigantesco portone (per anni, nel chiudere, ci tiravamo dietro i fregi lucidandone gli antichi ottoni). Più recentemente, fu sempre tua fu l’idea di mettere una molla per far richiudere automaticamente la stessa grande anta, che troppo spesso rimaneva pericolosamente aperta durante la tua assenza.

Tua la proposta di rendere più utile l’uscita di servizio, e permettere (come solo esclusivamente facevi con i tuoi fedelissimi) di uscire ed entrare dal retro durante le manifestazioni che occupavano la piazza.

Già, le manifestazioni. Per cui prefetti e commissari erano di casa. Eri fin troppo solerte nell’avvertirci ad ogni ostacolo all’orizzonte. Nella piazza dei comizi, t’informavi prima di tutti e subito ci cercavi, per impedire che ci “portassero via la macchina”. Perché sapevi che lo avrebbero fatto, e preferivi allertarci al mattino. Se non giorni prima. Consapevole che sarebbe stato un disagio enorme, ci mettevi in guardia. Proprio come un parente affettuoso.

Ti sei battuto con me per la richiesta delle rastrelliere per le biciclette. Per anni abbiamo discusso dell’antenna centralizzata, poi presa e custodita invano mentre si sperava prendesse il posto della ferraglia sui tetti. Hai litigato fino alla fine con tutti per la raccolta differenziata e per il passaggio ad minchiam dell’AMA.

Ma soprattutto. Hai combattuto come Don Chisciotte contro i mulini a vento degli uffici, per difendere il nostro vetusto ascensore. Un’anziana e scorbutica, perfino piú di te, elegante cabina in legno e specchi. Certamente non progettata (sebbene avveniristica per la fine del Grande Secolo) per ospitare fiumane d’impiegati.

Perché è questo che ti ha ucciso, occorre dirlo chiaramente: l’abuso scriteriato di un mezzo non adatto al trasporto di tante persone. Quel vecchio ascensore non era predisposto. Chi lo conosceva da tempo lo aveva fatto presente nelle inutili riunioni condominiali, ma ovviamente non era stato ascoltato.

“Mandiamoli a piedi, lasciamo le chiavi ai residenti”. Figurarsi. Chi ha speculato su quei locali non ha intenzione di fare un passo indietro.

Negli ultimi anni infatti il palazzo è divenuto sede (sempre in affitto) di uffici e banche. La solita fissa moderna di piazzare targhe d’ottone in zone di “prestigio”. Quando certi palazzi erano stati costruiti per famiglie. Folle pretendere di far salire e scendere decine e decine d’impiegati. Dalla mattina alla sera. Come se fossimo all’EUR.

Nel vecchio ascensore siamo rimasti bloccati un po’ tutti. Da Alain Elkann a Francesco Rutelli. Ma nei primi tempi bastava un’urlo che risaliva dalla tromba, ed una volta avvertito, tu riuscivi a muovere manualmente la cabina (da sotto il piano terra, non certo in mezzo alla tromba, dove sei caduto!) fino ad una porta al piano per far saltar fuori il malcapitato di turno.

Prima furono i politici.

Ora scrivono “portiere dell’Ulivo”. Perché ti sei sorbito anche il passaggio di tanta politica italiana. Riunioni e campagne elettorali. Bandiere (?) appese ad un palazzo che al massimo era locatore della neoaristocrazia che si promuove “democratica”. Prodi, Parisi (presente alla Messa in tuo onore), Di Pietro, Veltroni. Quanti ne hai visti passare, sempre col tuo stile di complice superiorità.

Nessuno ti illudeva. Sapevi che erano passeggeri. Poi sono arrivati gli uffici. Via vai di gente stanca e nervosa, con cui tu litigavi spesso, per chiedere rispetto e non riceverlo. Anche a difesa degli anziani condomini.

Il paradosso spietato è che tu sei stato il sacrificio simbolo di tale triste involuzione del palazzo. Proprio tu che ti prendevi cura di lui come un padre. Sento che aleggerai per sempre come fantasma dell’ascensore, e spero che in qualche modo chi abbia lo abbia vandalizzato, anche solo verbalmente, ora tema nel riusarlo. Spero che chi ti insultava o dileggiava quotidianamente ora si penta. Ma poi che importa? Cosa ne sanno di te?

Mi manchi molto Carmine.

Ma so anche che stai sorridendo, e schernendo il nostro buffo agitarci per la tragedia.

Ti voglio bene

A presto

 

Maker Faire Rome 2019: un altro successo

Numeri e curiosità dell’ultima edizione di Maker Faire Rome

Maker Faire Rome makes more success.

Roccia Lunare

Sempre di più. Verso lo Spazio e oltre. Si è da poco conclusa alla Fiera di Roma (ma non solo) la settima edizione di Maker Faire Rome – The European Edition,  l’evento europeo più importante dedicato all’innovazione tecnologica, ed i suoi numeri continuano a crescere.

Tre giorni di manifestazione. Oltre 100 mila le presenze totali; più di 28mila studenti che hanno partecipato all’Educational Day del venerdì, 25mila tra studenti ed insegnanti hanno partecipato alle attività didattiche nell’area #YoungMakers della fiera.

Grande afflusso di pubblico riscontrato anche nell’area SporTech, una delle novità di questa edizione: solo negli stand dedicati a sport e tecnologia si sono, infatti, affollati oltre 8mila partecipanti impegnati a fare sport.

Il focus di Maker Faire risulta ovviamente l’innovazione tecnologica. Per esempio a servizio dell’Architettura, della sostenibilità, del lavoro che svela l’enorme potenziale dell’Intelligenza Artificiale.

Molto importante la parte a servizio della medicina come tutta l’area Sanofi e il #MaketoCare. Per non parlare del settore dedicato allo Spazio (#MakersForSpace vi basta guardare la foto che abbiamo messo in copertina) o quello su #AgriFoodMaker.

A noi di RomaOra piacciono particolarmente le idee che migliorano la qualità della vita in città e nei trasporti. Come questa brillante proposta per affrontare la pioggia in bicicletta.

O quella anche più utopica di offrire ricompensa economica in cambio di pedalate ecologiche.

E ancora la poetica visione della partecipazione cittadina nella manutenzione e nel cambio di prospettiva nell’uso dei giardini pubblici.

Abbiamo anche incontrato per caso il Sindaco Raggi, ancora una volta presente, qui con il proprio figlio, e siamo riusciti a scambiarci due parole.

Bella, curiosa e divertente anche tutta la parte #MakerArt che in ogni padiglione offriva una parentesi artistica di notevole interesse.

Chiudiamo con le parole del Presidente della Camera di Commercio di Roma (che organizza l’evento attraverso la sua azienda speciale Innova Camera), Lorenzo Tagliavanti:

“Anche quest’anno i dati sull’affluenza sono stati eccezionali ma ciò che mi preme sottolineare è l’altissimo livello qualitativo dei progetti esposti, che permettono a questa fiera di essere ormai considerata una piattaforma di incontro irrinunciabile tra scienza, accademia, grandi e piccole imprese, imprenditori, professionisti, nonché appassionati di tecnologia, famiglie e studenti”.

Inutile aggiungere che i numeri social fanno anche più impressione. Stiamo parlando di record, con picchi intorno ai 9 mln di reach.

Noi di RomaOra siamo stati costante presenza in questa edizione. Molto felici di partecipare e raccontare il più possibile di quello che abbiamo visto, come sempre, dal vivo.

E’ arrivato Circ: i monopattini elettrici finalmente a Roma.

Li abbiamo provati in anteprima. Ecco le nostre impressioni.

Circ - Roma

Questa volta si fa sul serio.

Qualche mese fa, in giro per Roma centro, avevamo incontrato (e pure usato) alcuni monopattini elettrici in sharing. I cosiddetti e-scooter.

Si trattava, in effetti, degli stessi nomi che avevamo “vissuto” a Parigi, con delle piccole differenze. Tuttavia ci sono state importanti novità (e si attendono quelle definitive) sulla regolamentazione urbana di Roma e quei monopattini sono scomparsi.

In questi giorni però c’è stato il primo vero sbarco di una cospicua flotta di monopattini nella capitale. Circ, società di micro-mobilità (leaeder europeo contro i colossi americani), con all’attivo un servizio di monopattini in sharing in 40 città e 13 paesi d’Europa, è infatti pronta alla sfida romana.

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Una bella sfida. Che noi di RomaOra promuoviamo e rilanciamo ovviamente con fiducia e passione. Le ragioni sono le stesse che trovate nel post di Parigi. La battaglia è sempre quella: rivoluzionare il concetto di traffico soprattutto nel centro della città.

Dire addio alla macchina privata, usufruire di ogni alternativa valida che faciliti gli spostamenti, ti renda “snello” e “pulito”, silenzioso e sostenibile, abbatta la ricerca del parcheggio, recuperi le geometria delle distanze autentiche…

Insomma lo sapete: il futuro

Lo ripeto. Nonostante, proprio in settimana, esca sul Corriere della Sera un pezzo a firma Alessia Cruciani, che sottolinea gli ostacoli di questo nuovo business. Più avanti affronteremo le stesse tematiche*, che non bastano certo a bocciare questi progetti: anzi.

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Quelli di Circ sono stati così gentili da offrirci un test-drive in anticipo, nel deposito privato. La warehouse che ospita i monopattini, anche per la loro ricarica. Mentre si aspetta la decisiva voce dal comune di Roma, che chieda un numero minimo ed un numero massimo di veicoli per ogni azienda. Loro sono pronti. Prontissimi.


Dunque.

Ed eccoci qui, prove fatte, anche su Instagram. veniamo al dettaglio.

 

Il monopattino rispetto a quelli sopra descritti, è un po’ più grosso, le ruote sono piene, senza camera d’aria, e “cave” per assorbire meglio gli urti. L’esempio è stato quello di Lisbona. Fra le prime domande a fine post sul modello parigino, c’era proprio quella sul manto stradale romano. Purtroppo ormai celebre nel mondo…

Perciò ruote più larghe che garantiscono una stabilità migliore, freno anteriore e posteriore, pedana e telaio rinforzati, doppio ammortizzatore idraulico anteriore e posteriore, pneumatici e sospensioni rinforzati, doppio freno elettrico e meccanico.

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La velocità è limitata a 20km/h, cosa buona e giusta, secondo noi. Sarebbe da applicare anche a tutti gli altri mezzi che circolano nel centro. Non occorre correre infatti, e piantare frenate, ma andare uniformi. Si arriva prima.

L’app (Android e Apple) è facile, intuitiva e funzionale. Elemento fondamentale perché il sistema funzioni e si faccia preferire ai competitors.

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Costi

Come già scritto per gli altri e-scooter, non si possono definire mezzi “economici”. Non lo sono. Non sono giocattoli. Sono gioiellini, e come tali vanno tutelati. Soldi ben spesi.

Non è comunque ancora definito. Per darvi un’indicazione a Milano, durante la fase di test, il costo era di 1 euro lo sblocco e 19 c al minuto.

Il consiglio è comunque sempre quello di non prenotarli, che di norma aggiunge altro debito. Prendeteli “al volo”.

Regole

Qui ci sono, crediamo, le risposte più interessanti. Soprattutto per Roma.

Anche rifacendoci all’esperienza un po’ troppa anarchica dei precedenti esperimenti (quelli che poi fanno scrivere alla Cruciani dei rischi possibili).

la frenata dei monopattini2

Il casco è consigliato, ma non è obbligatorio. Si viaggia solo singolarmente. E fin qui tutto come prima. Ma è nel rilascio del mezzo che si farà più attenzione. Proprio per i problemi che possono nascere in una città come Roma. Ricordate il fallimento dell’ultimo bike sharing?

Circ sta studiando le zone romane facendo ben attenzione alle anse del Tevere. Non si potrà lasciare il monopattino ovunque. Sul marciapiede, sì, stando attenti a non intralciare il traffico pedonale, solo in alcune aree. Inoltre, parte della flotta verrà ritirata ogni notte.

Non solo. Circ ha avviato un rapporto di collaborazione con il Laboratorio di Ingegneria dei Trasporti dell’Università di Roma Tre per sviluppare una serie di attività per indagare le potenzialità della micro-mobilità elettrica tramite monopattino e i suoi riflessi sul contesto urbano della città di Roma.

Ciò che rende distintiva dunque la proposta di Circ è il controllo diretto delle operation e della supply-chain e la possibilità di intervenire direttamente sul prodotto, adattandone le caratteristiche tecniche e le dotazioni alle esigenze di ogni contesto urbano. Dal design alla produzione, dalla manutenzione fino all’erogazione del servizio, Circ gestisce infatti direttamente ogni aspetto della nuova soluzione. sottolinea

Tommaso Giacchetti, City Manager di Circ a Roma, ha dichiarato:

“Quella di Roma è certamente una sfida molto importante per Circ, da diversi punti di vista. Riteniamo però che la nostra esperienza internazionale, la capacità consolidata di gestire il servizio in contesti urbani molto complicati in tutta Europa, ci accreditino nella maniera migliore per candidarci ad essere un partner affidabile e serio per Roma Capitale nel grande progetto di sviluppo condiviso e sostenibile della micro-mobilità della città”.

Gli fa eco, Matteo Corasaniti , Director of Operations – Circ Italy.

“L’Italia è per Circ un mercato strategico e dalle grandi potenzialità su cui l’azienda ha continuato ad investire durante questi mesi di continuo dialogo con le Istituzioni che si sono impegnate a promuovere questa nuova forma di micromobilità. Auspichiamo ora che il lavoro svolto in questi mesi accanto ai Comuni produca, a stretto giro, un’introduzione del servizio che sia virtuoso e che tenga conto delle reali esigenze dei cittadini e del decoro urbano”.

Omaggio alle Edicole Sacre del Rione Ponte: l’arte e la bellezza dimenticata di Roma

Una mostra per celebrare la bellezza e il valore storico delle Edicole Sacre del Rione Ponte di Roma

Roma è anche la città dei piccoli tesori dimenticati e, mentre lo sguardo, non sa dove cogliere prima meraviglie dal valore storico secolare, ecco che è importante riscoprire le opere d’arte meno strillate che sono in qualche modo giunte fine a noi. Le cappelle votive che un tempo celebravano un miracolo avvenuto, è vero, non sono tutte in ottime condizioni: qualcuna però è stata restaurata, altre saranno prima o poi ricollocate ed è importante celebrarle e sensibilizzare cittadini e turisti sull’importanza che non vadano perse e dimenticate. Ecco lo spirito di “Omaggio alle Edicole Sacre del Rione Ponte“, una piccola esposizione fotografica finanziata dal parroco di San Giovanni dei Fiorentini, Padre Roberto Paoloni e visitabile fino al 19 maggio all’interno della medesima Basilica.

La Madonnella e il passato che rivive

Le Edicole rappresentavano molto spesso la Madonna col Bambino, ma anche diversi Santi e oggi, nel corso dell’inaugurazione, verrà anche benedetta,  durante la Solenne Celebrazione Eucaristica presieduta da Sua Eminenza Reverendissima il Cardinal Vicario Angelo De Donatis, una Madonnella donata da Mario e Maria Prili, abitanti del Rione. La stessa sarà successivamente collocata,  una volta ottenuti i permessi, a Tor di Nona in ricordo delle persone migranti italiane giunte a Roma (in questo e nei Rioni limitrofi) all’inizio del secolo XX in cerca di fortuna. Tra le Edicole da non perdere, c’è Mater Misericordiae del sec. XVI (ma non solo). Si trova nell’omonima cappella all’interno della Basilica minore di San Giovanni dei Fiorentini ed è opera di Filippo Lippi. Era sistemata in vicolo della Palle e pare che qui fosse in uso un impianto sportivo. Un giorno, un giocatore, colpì con la palla una immagine della Madonna, sulla quale rimase il segno dell’azione. E venne chiamata della “misericordia”, perché il braccio del giovane venne colto da paralisi, ma guarì miracolosamente dopo 40 giorni.

Altri appuntamenti da non perdere

Giorno 15 maggio, invece, l’appuntamento sarà nell’Oratorio della Basilica, Sala San Filippo Neri, alle ore 17,30 quando Maria Cristina Martini editrice della collana “A Spasso con la con la storia” MMC edizioni , illustrerà la storia delle Edicole Sacre di Roma. Subito dopo Mario De Quarto (nativo della zona) giornalista, guida turistica e scrittore tornerà a presentare il libro che ha dedicato al suo quartiere, “Speravamo nei Miracoli” e seguirà il filmato donato da Massimo Rondina (altro abitante del quartiere) “Scene di Vita”.

 

 

 

 

 

 

Le Alpi di Roma

Non è la prima volta che le celebriamo, ma ogni volta ci dotiamo di uno zoom superiore.

Il consiglio per gli appassionati di diverse prospettive, che sui social raccogliamo in #ProspettivaDiversa, non cambia. In queste giornate di fine inverno e incredibile nuova luce, soprattutto quando tira il vento da nord ovest, fate un salto al Gianicolo, in uno dei punti di osservazione più belli (se non il migliore, verso Nord-Est) e suggestivi su Roma.

Dal Fontanone poi un vero spettacolo. Montagne bianche che fanno da sfondo all’ingombrante Altare della Patria, alla Torre delle Milizie, alle cupole di Santa Maria Maggiore ma anche a quelle di Sant’Agnese e di San Carlo, o alle torrette solitarie dell’Accademia di Francia. Se scendente un paio di curve, potrete incontrare anche suggestivi sfondi montanari per San Giovanni e Campidoglio.

Le montagne dovrebbero essere il celebre Terminillo (quello “dietro” Villa Medici), Monte Velino e Monte Morrone, il Monte della Duchessa e il Monte Sirente. Attendiamo dai lettori conferme, smentite o altri suggerimenti.

Altre foto e ovviamente la diretta su

© by Marco Fiocchi with Nikon Coolpix B700 60X

La Roma spiegata a mio figlio: quando il calcio si giocava con cuore e passione

La Roma spiegata a mio figlio, un testo che racconta l’amore per il calcio vero attraverso ricordi e aneddoti. Sarà presentato il 9 marzo alla libreria Odradek nella Capitale

Un tempo il calcio non era una questione di affari, di gossip o di passaggi di grandi calciatori da una squadra ad un’altra, ma raccontava soprattutto di una passione viscerale in grado di accomunare l’Italia intera. Le radici di questo sport con i suoi valori irrinunciabili, soprattutto per i tifosi giallorossi, possono essere riscoperte attraverso le storie e gli aneddoti del libro La Roma spiegata a mio figlio, scritto da Lorenzo Contucci, avvocato penalista e Cristiano Sagramola, scrittore e noto vignettista.

Un testo da scoprire

La Roma spiegata a mio figlio è un simpatico e istruttivo volumetto che racconta ai ragazzi i veri valori di una squadra. Presentato alla libreria ODRADEK, con Francesca Della Torre e gli autori, vanta la presenza di 118 pagine a colori con più di cento tra disegni, vignette ed elaborazioni grafiche e un costo di 18 euro.  I proventi di Lorenzo Contucci andranno, all’associazione Davide Ciavattini per la ricerca e la cura dei tumori e delle leucemie infantili presso l’Ospedale Bambin Gesù.

Come nasce l’idea

La Roma spiegata a mio figlio racconta delle storie dei suoi campioni, le partite indimenticabili e gli aneddoti più divertenti. Agli albori, questa squadra come le altre, mostrava un calcio fatto di talento e amore, quando ancora si giocava su campi polverosi e con le porte senza reti, e con calciatori che pur di indossare la maglia del cuore rifiutavano di essere pagati, tanto era grande l’onore di rappresentare la squadra di cui erano anche tifosi. Tra le pagine si cerca di riscoprire questi valori e la bellezza dello sport a tutti i livelli. Due luminari del Football, i professori Windsor e Newton, accompagneranno il lettore tra le pagine del libro, con il compito di spiegare e raccontare com’era il calcio dei primordi, quando le squadre erano pochissime e la Roma ancora non esisteva.

Chi sono gli autori

Lorenzo Contucci

Tifoso giallorosso, avvocato penalista dal 1994, romano, classe 1966, sposato con tre figli, si è laureato in diritto penale con la tesi “l’attenuante dell’aver agito con la folla
in tumulto”. Coautore del libro “A Porte chiuse” e partecipe a diversi progetti editoriali,ex pallanotista nonché blogger/webmaster dal 1999, è esperto nella normativa antiviolenzanel mondo dello sport.

Cristiano Sagramola

Disegnatore, autore di testi e fumetti. L’amore verso i piccoli lo porta ad organizzare corsi di fumetto presso “il Cortile degli artisti” ed altre associazioni. Ha collaborato con diverse testate e creato i personaggi di Alvaro e Valerie per Il Grifo, di Mara e Telethon, per la campagna Telethon del 2000, di BioNik per le celebrazioni del centenario di VillaBorghese a Roma, e di SuperJoe per la linea di abbigliamento Joe Rivetto. Attualmente pubblica una striscia umoristica sul calcio sul Guerin Sportivo.

Le foto della presentazione

Capodanno Cinese a Roma, una festa senza precendenti.

Tutti i dettagli della lunga celebrazione per il Capodanno Cinese a Roma

Liu Bolin – Colosseo


La Cina a Roma diventa sempre più importante. Non solo per presenza nel tessuto cittadino, ma anche e soprattutto per turismo.

Ecco perché la capitale prenderà ancora una volta parte alle festività mondiali legate alla Chinese New Year Celebrationdal 2 al 10 Febbraio ma stavolta lo farà come mai precedentemente fatto nella sua recente storia.

In particolare il Centro storico renderà omaggio al turismo orientale incentivando il flusso di clienti asiatici e concentrando in una settimana unaserie di iniziative legate al Capodanno Cinese. 

Ricalcando parzialmente le orme ed il successo de La Vendemmia, la festa si muoverà su più livelli, con diverse partecipazioni. In concomitanza con l’evento, infatti, e nell’ottica di creare un forte connubio tra arte, fashion e lusso, saranno esposte all’interno di alcune tra le più prestigiose boutiques del luxury district, opere fotografiche di Liu Bolin: una sorta di “mostra diffusa” con circa 30 esemplari selezionati tra gli scatti realizzati a Roma e dedicati alla Pop Art. 

Liu Bolin – Family

Liu Bolin viene spesso considerato l’artista della moda e del lusso, con all’attivo, tra gli altri, prestigiose collaborazioni con Valentino, Moncler, Tod’s, Ruinar… Sono ormai famosi i suoi autoritratti fotografici caratterizzati dalla fusione del suo corpo con l’area circostante attraverso un accurato body-painting. La sua arte e le sue opere sono conosciute in tutto il mondo e Roma, come altre metropoli, lo aveva celebrato in una recente mostra al Vittoriano. 



L’artista contemporaneo è stato scelto dall’eclettico e validissimo Andrea Amoruso Manzari, promotore di questo format legato al mondo del lusso dopo la Vendemmia (KRT™) che ha in serbo anche un’altra magnifica sorpresa per il cuore di Roma, e che vi racconteremo prestissimo.


Liu Bolin rappresenterà dunque questa edizione del Capodanno Cinese, quale collante ideale per legare la Cina con la moda e la Città Eterna, rappresentando allo stesso tempo identità culturale della popolazione orientale ed internazionalità dell’evento in sé. Arriverà a Roma il 7 febbraio per una live performance, con la produzione di uno scatto creato appositamente dall’artista per l’occasione, presso la Galleria Borghese (ore 19.00). 



A seguire l’art live performance, un cocktail su invito alla presenza dell’artista, durante il quale si berrà unicamente Carpineto con alcuni vini signature della prestigiosa griffe toscana tra le top 100 mondo per Wine Spectator, molto nota anche proprio nel mercato orientale.

Dogajolo

“Siamo felici di essere partner della Chinese New Year Celebration con alcuni dei vini che meglio sposano proprio la cucina orientale e fusion gourmet”, ha dichiarato Antonio Michael Zaccheo produttore di Carpineto Grandi Vini di Toscana

Hotel Plaza – Roma

Lunedì 4 febbraio, dalle 10.00 alle 13.00, sarà invece la volta del Grand Hotel Plaza di Roma che ospiterà un importante appuntamento formativo, dedicato alla stampa e agli operatori del mondo della consulenza e dei servizi alla moda e al lusso, in collaborazione con i partner dell’iniziativa: WeChatFondazione Italia CinaIl Sole 24 oreDigilat Retex e Stamp, la nuova realtà del mondo del tax refund. In tale ambito verranno affrontati argomenti tecnici, statistici, comportamentali e funzionali indispensabili per migliorare le performance di vendita e di servizio alla clientela cinese. La scelta del Grand Hotel Plaza, uno degli hotel più storici e prestigiosi di Roma, si associa ai servizi della struttura adeguati ai clienti cinesi fin dal 2009, all’avanguardia e all’insegna della loro specifica sensibilità culturale e artistica.

“La Cina è il primo acquirente internazionale del settore fashion & lusso in Italia con il 34% di presenze all’anno – ha affermato Andrea Amoruso Manzari – quindi organizzare un evento legato al mondo del lusso per la Cina è un atto indispensabile di riconoscenza il cui obiettivo è quello di offrire una shopping experience unica e taylor made per il mercato cinese. Lo stesso format che presentiamo nella Capitale è stato adottato in contemporanea anche da Milano, in collaborazione con l’Associazione Montenapoleone”.

La Festa di Primavera, conosciuta all’estero come Capodanno Cinese, è la più importante festività annuale in Cina, ed è paragonabile alle festività natalizie dei paesi occidentali. Festeggiare un anno di duro lavoro, riposarsi e rilassarsi con la propria famiglia, augurandosi che l’anno successivo sia fortunato e prospero, secondo la credenza che un buon inizio porti fortuna e successo professionale durante il corso dell’anno, sono i preamboli di una tradizione che trae le sue origini dalle antiche civiltà agricole cinesi e dai loro desideri di un buon raccolto.  

Da non dimenticare, che questo, sarà l’Anno del Maiale.

Il maiale è l’ultimo animale dello zodiaco cinese.  Gli altri in ordine sono: Topo, Bue, Tigre, Coniglio, Drago, Serpente, Cavallo, Capra, Scimmia, Gallo, Cane e appunto Maiale. Dodici il totale. Secondo il calendario tradizionale cinese, infatti, ogni anno è rappresentato da un animale, seguendo cicli di 12 anni.

Le persone nate sotto il segno del Maiale sono diligenti, compassionevoli e generose.  Dotate di grande concentrazione e determinazione. Raramente, sospettose, spesso tendono ad essere troppo ingenue. Riescono comunque a mantenere una relativa calma di fronte alle difficoltà. Hanno un  grande senso di responsabilità che li porta a finire sempre quello che hanno iniziato

Il 2019 è l’anno del Maiale  così come lo sono stati il 1923, 1935, 1947, 1959, 1971, 1983, 1995 e il 2007. Il prossimo anno del Maiale sarà nel 2031. 

ROME CHINESE NEW YEAR CELEBRATION è un’iniziativa ideata e organizzata da Andrea Amoruso Manzari per KRT™, in collaborazione con l’Ufficio Culturale dell’Ambasciata della Repubblica Popolare della Cina in Italia, Comune di Roma Municipio I Roma Centro, Fondazione Italia – Cina, BoxArt, Moutai, Arthemisia, Grand Hotel Plaza, 88 Baijiu, Associazione via Condotti, Valverde, Carpineto Grandi Vini Toscana.

Pagina FB: Rome Chinese New Year
Pagina IG: Romechineseny
Infoline: eventi@krt.agency/info@krt.agency – +39 06 45582490

Terrazza Borromini: vertiginosa bellezza

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Roma è sempre stata più orizzontale che verticale. Perché la Città Eterna si vive e si gode soprattutto sulla sua panciona gonfia di sampietrini sconnessi, devastati dalle buche e dai lavori, lucidati e scivolosi quando piove, romantici e traditori quando porti un tacco. Ai romani e alle romane, ma anche agli stranieri, piace passeggiare tra un aperitivo e l’altro, un evento ed un saluto per strada. Fra tavolini e promesse di feste remote, dove imbucarsi per la notte.

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Negli ultimi anni però il desiderio di salire dal ventre capitolino per essere cullati fra le sue braccia barocche è cresciuto in maniera esponenziale. I tradizionali, e anche un po’ stanchi roof garden da Prima Repubblica, sempre (e per fortuna?) poco frequentati, sono stati affiancati da nuove sfide verticali, alcune piuttosto vertiginose. 

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Il caso più emblematico, e forse anche la più bella di Roma in questo momento, è la Terrazza Borromini che oscilla come un veliero sulle onde cinematografiche di piazza Navona.  All’ombra lucente, è proprio il caso di dirlo, della celebre cupola di Sant’Agnese in Agone.

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Lassù, dove una volta si arrampicavano solo suore e colombe, da qualche anno ha aperto uno spazio unico al mondo. Al quarto ed ultimo piano della Galleria D’Arte del Palazzo Pamphilj, incredibilmente incastonato tra campanile, cupola e celebri statue “anti berniniane”.

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Non è uno scherzo. Sacro e profano non sono mai stati così gomito a gomito. Finalmente potrete incrociare dall’alto lo sguardo di pietra terrorizzato del Rio della Plata, uno dei quattro fiumi della celebre fontana del Bernini che teme il cedimento della facciata del rivale sulla testa. O toccare con mano la statua della giovane santa che volta di proposito la testa. Si entra da via dell’Anima. E se lo fate per la prima volta, preparatevi ad un vero colpo di scena, continuando a salire (oltre il piano ristorante). 

La vista mozzafiato lascia imbambolati per un po’ mentre si cercano e s’indovinano i profili della città come fossero cime ineguali di montagne manzoniane. Del resto siamo nell’ombelico di Roma. Inchinati come sempre ai tramonti di fuoco sul Cupolone.

 

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Il quartiere intorno a piazza Navona, che in epoca romana era occupata dallo stadio voluto dall’imperatore Domiziano, non è poi così cambiato dagli incontri romantici di Sofia Loren e Marcello Mastroianni di Ieri, Oggi e Domani dei primi anni 60, sull’attico con vista.

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Lì, di fronte, dietro quelle ringhierine trasparenti, proprio sopra il giocattolaio de Il Sogno si può controllare quasi cosa combinano a Palazzo Madama, sede del Senato, alle spalle della terrazza che fu di Indro Montanelli.

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Quelli cambiati sono i frequentatori di tali palazzi signorili di illustri famiglie romane. Siamo in cima al Collegio Innocenziano, il ramo del Palazzo Pamphilj dove oltre alla terrazza, con ristorante e cocktail bar,  Eitch Borromini offre suite ricavate in una dimora storica del XVII secolo, che fu abitata da papi, con affacci su chiostro interno, via dell’Anima, e come detto la celebre piazza. Tutto “griffato” da Francesco Borromini.

Eitch Borromini (stanza)

Bellezza, Arte e Storia sono diventate muse a servizio di una moda che in pratica è un business per l’ospitalità. Di altissimo profilo, per non abusare della parola lusso.

Dietro Piazza Navona

L’aspetto popolare, che pulsava nelle viuzze adiacenti ed in parte si può ancora spiare dall’alto sull’orizzonte più nascosto, quello verso Tevere e Gianicolo, risulta in effetti sempre più distante, tramontato definitivamente dietro le candele nelle lanterne, che accompagnano tremanti i nostri drink e i nostri brividi d’amore.

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