Giudizio Universale: giudizio relativo

Siamo stati alla Prima dello show ideato da Marco Balich, all’Auditorium Conciliazione di Roma. Uno spettacolo “senza precedenti” alla scoperta della Cappella Sistina.

Giudizio Universale (dettaglio di colori)
Affascinante pioggia di tessuti sul pubblico

E’ difficile anche solo decidere da dove cominciare nel raccontarvi “Giudizio Universale. Michelangelo and the secrets of the Sistine Chapel”.

A scanso di equivoci. Il mio il giudizio sul Giudizio è quello di un semplice spettatore, quindi relativo. E dico subito: vale senz’altro la pena andare a vederlo. O per meglio dire, sentirlo.

Si tratta infatti di un viaggio sensoriale che fonde diversi linguaggi per offrire un intrattenimento unico nel suo genere. Musica, effetti visivi, cinema, animazione 3D, quasi realtà aumentata, danza, teatro, fotografia, effetti olfattivi, interazione col pubblico. In altre parole: Immersività.

Alla base c’è l’avvolgimento delle proiezioni a 270° che porta lo spettatore al centro stesso dell’evento. Le volte e i laterali dell’Auditorium diventano parte dello schermo. Questo genere di tecnica è apparsa per la prima volta negli anni 90, nei grandi parchi di divertimento americani, come gli Universal Studios* di Los Angeles. Ereditata dai simulatori di volo. Poi l’abbiamo incontrata parzialmente anche in Europa, personalmente a Parigi, nel cinema sferico della Géode. Tuttavia, come detto, ancora nessuno aveva mischiato tanto le carte, lasciando il palco al centro, inserendo figure umane, coreografie ed ogni genere di performance offra oggi il live entertaiment.

L’immersività delle proiezioni a 270° sono realizzate grazie ai proiettori laser ad alta luminosità della gamma professionale Panasonic. A curarne i contenuti è Luke Halls, video designer già al lavoro con Rihanna e la Royal Opera House di Londra. Fanno parte del team creativo internazionale che contribuisce alla realizzazione dello show anche Fotis Nikolaou, storico danzatore di Dimitris Papaioannou e coreografo delle Cerimonie delle Olimpiadi di Atene, Rob Hallowey e Bruno Poet, light designers di innumerevoli opere teatrali in tutto il mondo, da Oslo a Broadway.

Al tema originale di Sting si aggiungono le musiche di John Metcalfe, figura di riferimento della scena pop-rock contemporanea e arrangiatore e produttore di artisti come U2, Morrissey, Blur e Coldplay.

Insomma, capite bene che il risultato sia imponente. Persino oltre le nostre capacità. Sicuramente oltre le nostre abitudini. Ecco. Forse c’è troppa arte al fuoco.

Siamo di fronte ad un esperimento. Mi pare evidente. Lo stesso Balich, direttore artistico e produttore di Cerimonie Olimpiche, da Torino 2006 a Rio 2016, ha presentato la sua opera con una certa dose di curiosità per la reazione del pubblico.

Perciò qualche critica è doveroso farla.

A mio avviso, il rischio è quello di disperdere l’energia del viaggio sensoriale saltando su troppi ponti. La Babele dell’intrattenimento fa confondere i piani, sfocando la preziosa tecnologia a disposizione.

Probabilmente le figure umane dovrebbero entrare meno sulla scena. Limitando la deriva broadwaiana, per non dire quella cinematografica di Tony Manero in Staying Alive. Dopo tutto Michelangelo non ha alcun bisogno di diventare un Jesus Christ Superstar, per battere i rivali Marvel.

Michelangelo Volante
Super Michelangelo

Oserei giudicare anche esagerati gli effetti visivi che partono da un avvolgente e comprensibile Planetario per esplodere in raggi di luce alla Kubrick, che torna anche nel primo monolite bianco e lucente, che nasconde il Davidone turistico. Bastava meno. Vi assicuro. Soprattutto in termini di tempo.

Apprezzabile invece la concessione (non so se fosse una deroga solo per la Prima) al pubblico di usare ed abusare i propri smartphone durante lo spettacolo. Un tantino fastidioso (dipende anche dall’educazione individuale) per chi siede accanto o dietro, ma inevitabile in un trionfo virtuale del genere. La dimostrazione che nessuna ripresa o foto può competere con l’esperienza diretta.

Cosa mi è piaciuto allora?

Ho trovato meravigliosamente affascinanti i dialoghi e la loro ambientazione in chiaroscuro, con la voce ferma di un Pierfrancesco Favino ormai sempre più maturo, prestata all’artista. Sono utilissimi a spiegare elementi storici che per molti sembrano arcinoti, ma che non sfiorerebbero in alcun modo la capoccia della grande massa di pubblico che invade ogni giorno la Cappella Sistina.

E qui si vede il buon lavoro d’umiltà che Balich e i suoi hanno svolto per preparare il progetto, nato e cresciuto grazie alla disponibilità dei Musei Vaticani.

“Fin dal nostro primo incontro, quando nel 2015 Monsignor Nicolini e l’allora Direttore Antonio Paolucci ci hanno accolto, abbiamo trovato grande attenzione e ascolto a una proposta innovativa nella forma e nel linguaggio”.

Nella parte centrale dello spettacolo, assistiamo dunque alle scene più importanti, e forse anche più belle, rivelatrici di aspetti determinanti per affrontare una visita migliore alla Cappella Sistina.

La Roma di quel tempo. Sublime è il volo in 3D che ci permette di rivivere una passeggiata tra Isola Tiberina, Ponte Sisto fino a Castel Sant’Angelo e Cupolone in costruzione.

Mi ha ricordato la piccola (in confronto) perla di Paco Lanciano all’Augustus, una versione “mini” della visione avvolgente, tutto sommato molto più romantica e ordinata.

Applausi anche per il rapporto tra Michelangelo e Giulio II, la posizione della Chiesa e quella di un uomo del Rinascimento, più di due secoli prima dell’Illuminismo.

Perugino
Mosè in Egitto e Battesimo di Cristo (Perugino)

Lineari e ben fatte le presentazioni narranti e visive delle opere stupende (Perugino, Botticelli, Ghirlandaio, Pinturicchio..) già presenti nella Cappella, con le critiche e l’autocritica del superbo Buonarroti nei confronti dell’arte che meno gli era congeniale: la pittura. Soprattutto emerge bene il suo “obbligo” a dover affrescare la Cappella. Particolarmente in tarda età. Lo sviluppo ed il lungo completamento della stessa.

Prima che egli metta mano di nuovo ai pennelli per affrontare la parete del Giudizio Universale, passeranno infatti ben 30 anni, ed un nuovo Papa, Clemente VII, il cui Conclave profumato d’incenso (in sala!)..

Verso il Conclave
Clemente VII (Giulio de Medici)

..e l’insediamento in piazza San Pietro che ti abbraccia berninianamente, per me restano gli effetti più suggestivi .

E di nuovo qui sorge una domanda un po’ critica. Lo show dura giustamente poco, un’ora circa. Perché si chiama Giudizio Universale se l’omaggio, con il canto latino di Sting, al celebre affresco in effetti dura solo gli ultimi 10, 15 minuti?

Dopo averci spiegato con grande, quasi pedante dovizia di particolari, con tanto di balletti e coreografie i capitoli della Genesi sul soffitto…

Adamo ed Eva e il serpente
Capitolo della Genesi (Michelangelo)

…si poteva pretendere qualcosa di più anche per l’opera che offre il titolo allo spettacolo? Perché fa solo da sipario?

Tuttavia la risposta questa volta me la posso dare da solo. Forse riesco a darmela anche per la critica principale: troppa Arte al fuoco.

La Cappella Sistina è troppo. Lo è già di suo. Lo è da quando fu completata. Per ogni uomo che vi entra. Non riesci a contenerla nei sensi.

Michelangelo era un Genio. Vero. Nato e vissuto in un’epoca dove i geni non mancavano, a differenza di oggi, dove ce ne sono davvero pochi, zero nell’Arte, eppure si abusa della parola “genio”. Dall’alto della sua vanità, Buonarroti sapeva di non essere un grande pittore, almeno al livello della sua immensità come scultore e architetto, sapeva che sarebbe stato “troppo” completare così la Cappella. Ma se questo era quello che volevano i Papi (anche loro, non modestissimi sul senso estestico), o addirittura Dio, lui lo avrebbe fatto al meglio.

Ebbene lo spettacolo riesce a dare questa emozione. La Cappella Sistina ti precipita addosso. Ti fa perdere l’orientamento. Ti toglie il fiato. Ti spaventa. Ti prosciuga. Ti schiaccia e ti esalta.

E’ il Giudizio Universale, baby.

Giudizio Universale: la fine
La Cappella Sistina ricostruita graficamente

Ps. Il sole finale acciecante invece non ha proprio senso. Se torno mi porto gli occhiali da saldatore di Flashdance.

[* in quei casi però anche il piano di seduta dello spettatore viene inclinato, e si sposta a seconda dell’immagine proiettata]

Altre immagini “in diretta” sulla pagina di RomaOra

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